Fiori bianchi sull’asfalto e lacrime di dolore: Napoli si ferma. In un angolo del Corso Garibaldi, la comunità ucraina ha lanciato un grido di giustizia per Zhanna e Oksana, due sorelle tragicamente investite da un automobilista ubriaco. Il 34enne, già sotto arresto, ha sollevato un’ondata di indignazione e proteste che ha riempito la piazza di cittadini uniti dalle stesse emozioni.
«Non sono fatalità, sono scelte criminali», scandiscono le voci del sit-in. L’atmosfera pesante trasmette un’urgenza palpabile, il rifiuto di accettare che queste morti rimangano soltanto numeri. Il dolore si mescola alla rabbia: non basta commemorare, si chiede un cambiamento reale.
Alla manifestazione, un volto noto emerge tra la folla: il deputato Francesco Emilio Borrelli. «Non possiamo più tollerare che queste tragedie continuino», afferma con fermezza. Le sue parole colpiscono come un pugno, esprimendo la frustrazione di chi vive quotidianamente il rischio di perdere una vita amata per colpa della follia al volante. «Le auto sono diventate armi, e a volte sono i genitori a insegnare ai figli che correre è normale».
La memoria di un’altra vittima, l’architetto e scrittore Italo Ferraro, morto poche ore dopo in un incidente, grava sull’atmosfera già tesa. «Qui è in corso una strage silenziosa. Deve finire, e deve finire ora», prosegue Borrelli, richiamando l’attenzione su un problema che sembra scivolare via tra polemiche senza riscontri. La richiesta di misure concrete è chiara: strade sicure, pene severe e una rieducazione per i trasgressori, perché nessuno più debba subire.
La gente ascolta, ma le domande restano in sospeso. Quando ci renderemo conto che ogni parola, ogni vite strappata, ha un peso che non può essere ignorato? Napoli ha bisogno di risposte, e la sua voce è chiara: basta con il silenzio che circonda la tragedia. Chi sarà disposto a fare la prima mossa?