Epatite A a Napoli, i pescivendoli in rivolta: «Siamo in ginocchio per le fake news!»

Epatite A a Napoli, i pescivendoli in rivolta: «Siamo in ginocchio per le fake news!»

A Napoli, il panico è palpabile e la tensione è alle stelle. I pescivendoli dell’hinterland napoletano hanno detto basta. Lunedì 23 marzo, circa cento di loro si sono radunati in Piazza Municipio, determinati a far sentire la loro voce contro l’ordinanza firmata dal sindaco Gaetano Manfredi, che ha vietato il consumo di molluschi crudi a causa di un preoccupante aumento dei casi di epatite A.

“Le vendite sono crollate dopo il divieto!” urlano i manifestanti, animati dalla voglia di difendere il loro lavoro e il futuro delle loro famiglie. Dopo una domenica definita “drammatica”, la paura di un danno economico irreversibile si diffonde tra i venditori. La loro denuncia è chiara: “Non si può ridurre tutto a un divieto senza aver accertato le reali cause della diffusione del virus”, afferma un portavoce della categoria, evidenziando una gestione dell’emergenza che appare sommaria e inadeguata.

Il clima è acceso. La protesta nasce non solo per la difficoltà economica, ma anche per la grave accusa di essere stati resi capri espiatori. “Si parla di epatite A e si mostrano sistematicamente immagini di cozze. È inevitabile che la gente smetta di comprare”, lamenta un altro operatore, il volto teso e preoccupato. La preoccupazione non è senza fondamento: i pescivendoli denunciano un danno d’immagine che potrebbe essere irreparabile, mettendo a rischio un’intera filiera.

“L’incubazione del virus dura settimane; è scientificamente difficile stabilire con certezza cosa e dove abbia mangiato una persona colpita molto tempo prima,” spiegano, rendendo evidente quanto sia complesso il problema. “Chiediamo serietà e dati certi, non la demonizzazione di un intero comparto.”

Incalzati dalla crescente agitazione, i rappresentanti del settore hanno fatto richieste chiare e urgenti. Chiedono un incontro con l’amministrazione comunale e le autorità sanitarie per strettamente definire una strategia di informazione corretta. “Ci aspettiamo di essere ascoltati. Se le nostre istanze resteranno inascoltate, torneremo in piazza con le nostre famiglie,” minacciano, lasciando una porta aperta a nuove mobilitazioni.

Il messaggio è chiaro: la protesta non è solo contro un’ordinanza, ma contro un modo di affrontare la crisi che potrebbe determinare il futuro di centinaia di famiglie napoletane. Resta da capire se Palazzo San Giacomo ascolterà queste voci disperate o se le parole dei pescivendoli si spegneranno nel silenzio delle istituzioni.

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