A Napoli, un’allerta silenziosa si sta diffondendo tra i cittadini, e il motivo è allarmante: un picco di casi di Epatite A sta creando preoccupazione. “Siamo al secondo picco dopo tre settimane dal primo. È un cluster fuori stagione”, avverte Alessandro Perrella, primario dell’Ospedale Cotugno. Parole che risuonano come un campanello d’allarme in una città già scossa da tante emergenze.
Le strade di Napoli, abitualmente affollate, sembrano nascondere un’inquietudine palpabile. I casi sono sotto i 200, ma 53 pazienti sono già ricoverati al Cotugno. Il Pronto Soccorso è a pieno regime, mentre i medici si affannano a contenere la diffusione del virus. “Non siamo di fronte a un’epidemia, ma a un aumento anomalo”, continua Perrella, sottolineando che i campani hanno sempre avuto una buona relazione con i frutti di mare, ma questa volta la situazione è diversa.
I contagi, in gran parte, riguardano cittadini tra i 25 e i 60 anni, e l’unico caso grave coinvolge un 46enne, trasferito per osservazione. Ma la domanda sorge spontanea: da dove è partita l’infezione? Una contaminazione alimentare, probabilmente legata a frutti di mare crudi, sta mettendo in allerta le autorità sanitarie. I mitili, purtroppo, fungono da veri e propri filtri per le acque inquinate, e questo potrebbe spiegare l’impennata di casi.
“Abbiamo avuto un primo picco di contagi tra il 20 e il 28 febbraio. Adesso ci troviamo di fronte a una seconda ondata di casi”, spiega Perrella. Con decine di nuovi contagiati in giro per la città, l’urgenza di intervento è palpabile. La Regione si è attivata rapidamente, e alcune vaccinazioni sono già disponibili, ma non esiste una campagna di massa. “I cittadini devono sapere, parlare con il proprio medico e fare screening”, avverte.
Ma come reagisce Napoli? I ristoranti, in particolar modo quelli specializzati in frutti di mare, temono una flessione. La paura di mangiare una zuppa di cozze durante la Pasqua è seria. “Non demonizziamo i prodotti ittici, che possono essere sicuri se cotti bene”, afferma Perrella, cercando di calmare le acque agitate.
Eppure, l’eco di questa emergenza continua a risuonare tra i vicoli, portando con sé domande inquietanti. Aumenteranno i casi? Ci sarà un terzo picco? Con il battito della città in sottofondo, i napoletani restano in attesa di risposte mentre l’epidemia di ansia cresce insieme ai contagi.