
Un pugno, inaspettato e devastante, ha squarciato il silenzio del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Un agente di polizia penitenziaria è finito a terra, colpito in faccia mentre svolgeva semplicemente il suo dovere. È l’ennesima manifestazione di una violenza che sembra non conoscere tregua dietro quelle alte mura.
Tutto è accaduto in un breve istante, davanti al pronto soccorso dell’istituto. L’agente, rispettando le rigidità dei protocollo, stava autorizzando l’ingresso in infermeria di un detenuto alla volta. Quando ha chiesto al secondo uomo in fila di attendere, il clima pacifico è stato spezzato da una reazione furiosa. Nessun preavviso, solo la forza bruta.
“È stata un’aggressione rapida e immotivata”, ha commentato Emanuele Guarriello, segretario provinciale dell’Uspp. “Il detenuto ha colpito con violenza, facendo cadere a terra un collega che stava garantendo l’assistenza sanitaria ai ristretti.” La cicatrice di un altro episodio di violenza in un luogo dove la sicurezza è un tema sempre più urgente.
La situazione nelle carceri campane, già tesa, sta raggiungendo un punto critico. “Non possiamo più aspettare,” continua Guarriello. “È necessaria una risposta immediata.” La richiesta è chiara: trasferire chi perpetra questi abusi e, soprattutto, revocare i benefici di legge per chi alza le mani.
Nonostante le dichiarazioni di solidarietà al collega ferito, la realtà rimane cupa. La tensione è palpabile, e il bilancio delle aggressioni continua a crescere. I cittadini si chiedono: fino a quando si dovrà tollerare questa spirale di violenza? È il sistema penitenziario a dover cambiare rotta urgentemente, o è il tempo di agire con decisione? La discussione è aperta, e le risposte scarseggiano.