Nel cuore del Rione Berlingieri, un mondo sotterraneo si svela. “Abbiamo sempre saputo che il tesoro era lì, dietro la statua di San Pio”, racconta un abitante del rione con voce tremante mentre i riflettori della cronaca si accendono su un’inchiesta che ha portato dietro le sbarre undici persone. Tutto ruota attorno a una verità agghiacciante, messa a nudo dalle dichiarazioni di Massimo Molino e Raffaele Paone.
Molino, un ex braccio destro di Luigi Carella, noto come “Gigino ‘a gallina”, ha decifrato la contabilità di una delle piazze più pericolose di Napoli. Nelle 170 pagine dell’ordinanza del gip Marco Giordano, emerge un quadro desolante: estorsioni, traffico di droga e un’organizzazione quasi militarizzata. “La Vanella Grassi gestisce le estorsioni, mentre Carella ha il controllo di via Monte Faito”, spiega Molino con sicurezza. Ma il vero fulcro? Il civico 180 di via Monte Faito.
La geografia dell’illegalità è tratteggiata con precisione. “Fino a mezzanotte lavorano su strada, poi scendono nelle abitazioni vicine”, aggiunge ancora, rivelando che la droga è nascosta nei giardinetti, presso l’albero di Padre Pio, un simbolo profanato per alimentare un mercato nero insaziabile.
Oltre all’orrore dello spaccio, si affaccia un quadro inquietante: una tassa mensile che ammonterebbe a tremila euro, consegnata a chi comanda. “Un certo ‘o russo ritirava i soldi da Antonio Bruno, non stava mai fermo”, spiega un testimone. Marzano, il factotum del clan, non si limitava a incassare, ma vigilava su cantieri da estorcere e si faceva portavoce della paura.
Tuttavia, la loro storia è più di mere statistiche criminali. Molino ha un passato che si intreccia con le faide: ha avuto un ruolo cruciale nell’omicidio Riccio/Gagliardi nel 2004 e, nonostante i suoi crimini, ha scelto di pentirsi. “Lo faccio per dare un taglio a questa vita sbagliata”, ha dichiarato, lasciando un segno nel cuore della giustizia.
E Paone? Se Molino è storia, lui è il futuro della camorra. Con le sue conoscenze avanzate, racconta dell’uso di droni per introdurre telefoni cellulari e droga nelle celle di Secondigliano. Le sue affermazioni sulla spartizione degli affari danno nuova linfa alle indagini.
Il Rione Berlingieri non è solo un luogo; è un palcoscenico di conflitti, di esperienze umane intrappolate in un circolo vizioso. Ogni nome, ogni vicenda racconta di un sistema che si sorprende ma non si spegne. I residenti, i testimoni, i pentiti: tutti incatenati a un destino comune, in attesa di un cambiamento. È solo l’inizio? Napoli osserva e si interroga.