A Ercolano, la calma di una serata qualsiasi si è trasformata in un’incubo a pochi passi dal mare. Sono le 21:55 quando un 38enne, in regime di arresti domiciliari, riceve un colpo fatale: l’ira del suo coinquilino di 62 anni.
Nel bel mezzo di quello che dovrebbe essere un compleanno, il festeggiato chiama disperato i carabinieri. La tensione era palpabile, ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa stesse per accadere. «Era un normale litigio, ma poi si è scatenato l’inferno», racconta un vicino, scosso dalla violenza che ha squarciato la tranquillità di quella zona.
All’arrivo dei militari, il quadro è agghiacciante. Il 38enne è fuori dalla porta, avvolto in un’aura di shock, coperto di sangue e con ferite profonde sulle mani. Dentro, c’è il suo aggressore, immobile e silenzioso, che indica il lavello della cucina. Un coltello sporco di sangue, l’arma del delitto, giace lì in evidenza.
«Volevo ucciderlo», confessa il 62enne, abbandonando ogni residuo di resistenza. L’obbiettivo era la gola del coinquilino, ma la sorte ha voluto che la vittima, con un mix di fortuna e istinto, schivasse il colpo mortale afferrando la lama a mani nude. I militari, dopo aver ascoltato entrambi, intuendo l’ombra della gelosia, stringono le manette attorno ai polsi dell’uomo.
La vicenda s’intreccia con un amore competitivo, la compagna del 38enne. È questo il nodo centrale d’un conflitto che sembra seguire un copione tragico. Mentre le indagini proseguono e la tensione fra i due uomini emerge in contrasti, una domanda aleggia nell’aria: quanto può distruggere la gelosia? Il 62enne è ora in carcere, ma si chiude così un capitolo inquietante di una serata che avrebbe dovuto essere di festa. A chi toccherà la prossima volta?