A Bacoli, il cielo si fa testimone di un crimine che avvelena la città. I carabinieri, con un drone sorvolante, osservano in silenzio un cantiere in pieno fermento, sospettato di essere il teatro di un’estorsione. È qui, dietro le transenne, che la procura della criminalità si intreccia con la vita quotidiana degli imprenditori.
Un imprenditore, distratto dai lavori di edilizia residenziale, si ritrova nell’incubo del pizzo. Luca Carannante, 31 anni, volto noto tra le forze dell’ordine, si presenta all’improvviso. La richiesta è chiara: 5mila euro in cambio di “tranquillità”. “È un copione che si ripete”, commenta un testimone, che ha visto il passaggio del denaro con il cuore in gola.
Ma gli occhi dei carabinieri, imprevedibili e risoluti, non lasciano spazio all’improvvisazione. Il drone gira, cattura ogni istante. Dai movimenti nervosi di Carannante all’incontro furtivo con l’imprenditore, ogni dettaglio si riempie di tensione e urgenza. L’intervento è immediato; l’estorsore non ha tempo di scappare. Le manette si chiudono attorno ai suoi polsi, mentre il denaro è recuperato, ora restituito.
Arrestato con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso, Carannante è ora in carcere, pronto ad affrontare un processo che potrebbe rivelare le dinamiche nascoste di un racket che non risparmia nemmeno le nuove costruzioni. “La lotta è solo all’inizio”, aggiunge un ufficiale. Mentre la città respira un momento di tregua, la domanda rimane: quante altre storie rimangono silenziose, invisibili, sotto il cielo di Bacoli?