Diciotto misure cautelari hanno scosso Napoli, rivelando un sistema di false assunzioni in aziende agricole. La Squadra Mobile, operando sotto la direzione della Direzione distrettuale antimafia, ha disvelato un intreccio di inganni volto a favorire l’ingresso illegale di cittadini extracomunitari.
Un dipendente dell’Ispettorato del lavoro è al centro dell’indagine. “È l’artefice di un meccanismo subdolo”, hanno detto gli investigatori, che lo considerano il promotore di questa rete illegale. I titolari delle aziende agricole coinvolte sono accusati di aver finto di essere datori di lavoro, con l’unico scopo di ricevere benefici economici.
Quindici dei diciotto arrestati sono finiti in carcere, mentre tre collaboratori sono stati messi agli arresti domiciliari. Le accuse sono pesanti: associazione a delinquere, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, e truffa. A mettere in moto questa macchina organizzata, attiva tra Napoli e Caserta, ci sono stati anni di indagini diligentissime.
Il sistema si approfittava delle procedure di ingresso per i lavoratori stranieri, gestendo documenti falsi per ottenere nulla osta di lavoro. Un meccanismo perfetto, dove i “datori” di lavoro, in realtà, non avevano nulla a che fare con il settore agricolo. “Le aziende si presentavano in modo fasullo”, confermano le fonti, “non avevano il fatturato per giustificare il numero di lavoratori richiesti”.
Un ruolo decisivo lo giocava quel dipendente dell’Ispettorato: “In molti casi, agevolava pareri tecnici favorevoli”, riporta un ufficiale. E c’era anche un CAF coinvolto, complicando ulteriormente il quadro. Il flusso di denaro era costante: per essere regolarizzati, i cittadini stranieri avrebbero dovuto sborsare fino a 10mila euro, una cifra che si divideva tra gli orchestratori dell’illecito.
Oltre 3mila pratiche irregolari sono state bloccate, ma il numero potrebbe aumentare. I beni di lusso sequestrati agli indagati parlano di un giro d’affari illecito ben avviato. Le indagini proseguono, ma le domande restano: quante altre realtà come questa esistono? I cittadini napoletani, ancora una volta, sono costretti a chiedersi fino a dove possa spingersi il malaffare.