A Napoli, la tragedia si tinge di una nuova drammatica sfumatura. Stiamo parlando di un’indagine che scava a fondo nelle procedure d’urgenza all’ospedale cardiochirurgico Monaldi, un’inchiesta che sta sollevando inquietanti interrogativi. Non è solo un caso isolato: il destino di Domenico Caliendo, un bimbo di due anni morto dopo quindici giorni di agonia, ha aperto un vaso di Pandora. Ora, sul tavolo degli inquirenti, un secondo fascicolo si fa strada, alimentando l’urgenza di chiarire.
Una nuova famiglia ha deciso di parlare, supportata dall’avvocato Francesco Petruzzi, denunciando presunti gravi errori durante le procedure di trapianto. Sono accuse pesanti, che parlano di attrezzature inadeguate per il trasporto di organi vitali. “Non possiamo permettere che accadano ancora queste tragedie”, ha dichiarato un portavoce dei Carabinieri del NAS, mentre si immergono nelle cartelle cliniche per capire il filo che collega i diversi casi.
Ma cos’è avvenuto realmente nel marzo 2023? La vittima questa volta è una bambina di cinque anni, che nel 2021 ha subito un trapianto. La sua morte, avvenuta due anni dopo per crisi di rigetto, alza un velo di mistero. È emerso che l’organo per il trapianto è stato trasportato in un vecchio frigo, “un box da spiaggia” come lo ha definito la madre, mancante del termostato digitale richiesto dalle normative. Un dettaglio che potrebbe aver compromesso l’esito di un intervento cruciale.
Le accuse vanno oltre la semplice negligenza: i familiari della piccola segnalano un clima di “scarsa empatia” da parte del personale medico. Initialmente non avevano sporto denuncia, ma ora la loro fiducia è stata scossa da quanto rivelato nel caso di Domenico. “La crisi di rigetto poteva essere evitata”, mormora il legale, facendo eco ai dubbi di molti.
Nel frattempo, il terremoto giudiziario ha già provocato le prime conseguenze. I cardiochirurghi coinvolti nella morte di Domenico, Guido Oppido e Gabriella Farina, sono stati sospesi. La direttrice generale dell’Azienda dei Colli, Anna Iervolino, ha dovuto siglare un accordo d’urgenza con l’ospedale Bambino Gesù di Roma. Per i prossimi novanta giorni, una “task force” di medici esperti tenterà di riportare serenità in un reparto sotto assedio.
Ma cosa accadrà ora? Le ombre su queste procedure di trapianto si allungano, e i cittadini di Napoli restano in attesa di risposte. Le domande rimangono: quanto possono essere sicuri gli interventi che dovrebbero salvare vite? E quali sono le reali condizioni di un sistema che, tra drammatiche morti e incertezze, sembra oscillare sull’orlo di un baratro?