A Napoli, il destino del piccolo Domenico si gioca in una sala d’udienza. Un’ombra di contraddizioni aleggia sul caso che ha scosso la città: il bambino, morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi, rappresenta oggi un punto caldo per la giustizia. A poche ore dall’incidente probatorio fissato per martedì, la famiglia ha deciso di accelerare le proprie contromosse, chiedendo l’esclusione di uno dei periti nominati dal giudice.
La tensione è palpabile. Già sette i medici indagati per omicidio colposo, e il dibattito si infiamma intorno a una questione cruciale: il cuore trapiantato, proveniente da Bolzano, era già compromesso al momento dell’impianto? Oppure il danno è avvenuto più tardi, in modo imprecisato lungo la catena clinica? “Siamo determinati a far chiarezza”, afferma l’avvocato Francesco Petruzzi, mentre il suo tono risuona fra i corridoi del tribunale.
Per rafforzare la loro causa, la famiglia Caliendo ha scelto di affidarsi a Gianni Davide Angelini, un luminare della cardiochirurgia, per garantire un’analisi scientificamente rigorosa. “Vogliamo che ogni aspetto venga esaminato”, chiosa il legale, illustrando una strategia che mira a contestare qualsiasi conclusione del collegio peritale nominato. Insieme ad Angelini, il team si compone di esperti in diverse discipline, pronti a sottolineare ogni errore, ogni mancanza.
Ma non finisce qui. Parallela alla conferma dell’arrivo di Angelini, la famiglia ha presentato la richiesta di ricusazione del cardiochirurgo Rinaldi, per quello che appare come un evidente conflitto d’interesse. L’accusa? Attività pubbliche che potrebbero compromettere la sua imparzialità. “La sua solidarietà ai colleghi napoletani non è compatibile con il ruolo di perito”, sostiene Petruzzi, e il suo tono acuto fa eco fra le mura dell’aula.
Il verbale di un incontro interno risalente al 30 dicembre si aggiunge al quadro complesso. La posizione del primario Oppido sembra ritrarre un intervento impeccabile: “Cuore prelevato e integro”, sostiene nel verbale. Le affermazioni, però, vengono messe in discussione dai genitori. “Se ci sono dubbi, devono essere chiariti”, ribadisce Patrizia, la madre.
Ma per ora, ciò che rimane in sospeso è la risposta a una domanda cruciale: dove e quando è avvenuto il danno al cuore? Appare sempre più evidente come il trasporto dell’organo porti con sé misteri irrisolti. Alcuni sostenitori della cardiochirurga Farina avanzano l’ipotesi di un congelamento errato durante il trasporto, ma la famiglia non ci sta. “Silenzio e decoro sono ciò che chiediamo”, rivendicano.
Il gip ha ora il compito di decidere sulla richiesta di ricusazione di Rinaldi, una mossa che influenzerà la tempistica dell’autopsia. La verità, su un caso così delicato e denso di conseguenze, appare ancora lontana. Ogni passo indietro e ogni interrogativo pesano come macigni su una famiglia in cerca di giustizia. Napoli, con le sue strade pulsanti e i cuori in subbuglio, attende. Ma cosa ci riserverà il prossimo atto di questo dramma?