Il Miglio d’Oro, un tesoro in bilico tra bellezza e degrado, è molto più di un semplice percorso. Scoprendo la Strada Statale 18 Tirrena Inferiore, che abbraccia Ercolano, Portici, San Giorgio a Cremano e Torre del Greco, ci si troviamo nel cuore di un patrimonio architettonico unico: 122 Ville Vesuviane, pregievoli vestigia del XVIII e XIX secolo. Qui, la grazia delle dimore nobiliari si mescola con l’incanto di giardini mediterranei e viste incantevoli sul Golfo di Napoli e il maestoso Vesuvio.
Ma il fascino del Miglio d’Oro non è solo visivo. Il suo nome evoca un’epoca d’oro, un passato ricco di storia che risale al soggiorno estivo di Carlo di Borbone a Portici. “Era una corsa all’oro,” racconta un esperto locale, “le ville si costruivano come se fossero opere d’arte.” È così che i migliori architetti dell’epoca, da Vanvitelli a Sanfelice, hanno dato vita a gioielli architettonici che, un tempo, brulicavano di vita e nobiltà.
Tuttavia, il tempo è stato avverso. A partire dal XIX secolo, il declino è iniziato. La nascita della prima linea ferroviaria italiana ha cambiato le dinamiche economiche. “Le ville si svuotavano, la nobiltà cercava nuovi orizzonti,” aggiunge un abitante di Torre del Greco. Le dimore, brutalmente saccheggiate e abbandonate, hanno visto ridursi il loro splendore a causa di bombardamenti e speculazione edilizia.
Negli anni ’70, la luce si è riaccesa con l’istituzione dell’Ente per le Ville Vesuviane, oggi Fondazione. Grazie a questo rinato interesse, il restauro di Villa Campolieto ha segnato un nuovo inizio nel 1984. Da allora, molte ville sono tornate a vivere, trasformandosi in musei e spazi culturali. Oggi, il Miglio d’Oro si propone come un museo a cielo aperto, un palcoscenico per eventi, esposizioni e significative iniziative culturali.
La vita pulsante di questi luoghi si manifesta anche attraverso il Festival delle Ville Vesuviane, che ogni anno riempie le residenze con arte, musica e performance. L’ultima edizione ha umilmente sottolineato il legame tra identità culturale e storia, affrontando il tema “L’Era del Miglio d’Oro: Radici e Identità.” Le passeggiate tematiche e le visite guidate mettono in luce dettagli architettonici e giardini che raccontano storie di gloriosi passati.
In questo contesto, il Miglio d’Oro non è solo una celebrazione del passato, ma un manifesto di resilienza e vitalità urbana. Eppure, le sfide rimangono. È la memoria di queste ville davvero tutelata? Gli abitanti si chiedono se questo patrimonio, non solo da ammirare, ma da vivere e proteggere, avrà un futuro brillante o se è destinato a svanire nell’ombra del tempo. Chi avrà il coraggio di salvaguardare questa eredità per le generazioni a venire?