La morte di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni che ha lottato contro una gravissima cardiopatia, ha scosso Napoli e oltre. Il piccolo è deceduto all’ospedale “Monaldi” a causa di un trapianto di cuore fallito. La tragedia ha aperto un’inchiesta della Procura di Napoli, che mette sotto accusa ben sette medici del nosocomio, ipotizzando gravi responsabilità.
Tra speculazioni e reticenze, le famiglie napoletane si interrogano: come è potuto succedere? “Sulla vicenda c’è la massima attenzione,” ha spiegato un ufficiale delle forze dell’ordine. “È un caso che ha fatto rumore e non possiamo permettere che venga sottovalutato.”
Domenico, con i suoi sogni di bambino, ha visto sfumare la vita a causa di un errore che ha lasciato tutti sgomenti. Il ghiaccio secco che ha danneggiato il cuore destinato a lui è già diventato un simbolo di malasanità, e il tempo di attesa per un intervento di questa gravità è stato una corsa contro il destino. Questi eventi incresciosi accendono il dibattito sulla sicurezza nei reparti di cardiochirurgia, un campo che richiede precisione chirurgica e tempistiche che non ammettono ritardi.
La famiglia di Domenico non ci sta. “È una lotta tra Davide e Golia,” ha dichiarato il loro avvocato, Francesco Petruzzi, pronto a sfidare le potente istituzioni sanitarie. I genitori, Antonio e Patrizia, non si arrenderanno, chiedono giustizia per il loro piccolo. La loro voce, che risuona tra i vicoli di Napoli e nei salotti virtuali della città, sta facendo vibrare le coscienze di molti.
Il primario Guido Oppido, accusato di essere un protagonista chiave nella vicenda, si defila. “Ci sarà la magistratura,” ha commentato, lasciando nella mente delle persone un retrogusto amaro di impotenza e paura. Gli avvocati di Oppido, nomi noti nel panorama legale italiano, si affrettano a difenderlo: “Ha fatto tutto il possibile per salvare il bambino.” Una difesa accorata, ma napoletani e famigliari non possono fare a meno di chiedersi: quanto può costare un errore umano?
Nel turbinio di interrogativi, i nomi degli altri medici coinvolti iniziano a circolare: Farina, Pagano, Blasi. Professionisti di alto livello, reputati nel settore, ora sotto la lente d’ingrandimento della giustizia. Marisa De Feo, una figura di spicco, si trova nell’occhio del ciclone. La sua carriera, con centinaia di trapianti alle spalle, ora compone un mosaico di responsabilità.
Napoli osserva, aspettando risposte. Ma le domande rimangono: si farà giustizia per Domenico? E quanto costerà ai diretti interessati questa indagine? I cittadini sono pronti a seguire l’evolversi di questa drammatica vicenda, consapevoli che il destino di un innocente getta un’ombra lunga su un intero sistema.