A Napoli, la verità si cela tra le mura dell’Ospedale San Giovanni Bosco, luogo di cura trasformato in un campo di battaglia tra legalità e illegalità. “Non ho mai visto nulla di simile”, racconta un dipendente sotto anonimato, riguardo a un sistema di corruzione senza precedenti.
Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli hanno svelato un inquietante intreccio tra camorra e pubblica amministrazione. Al centro del caso, l’avvocato Salvatore D’Antonio, 51 anni, ritenuto il braccio destro del clan Contini. Secondo la Dda, D’Antonio gestiva fiumi di denaro provenienti da truffe assicurative, investendoli in beni di lusso e opere d’arte. “La sua affiliazione con il clan è documentata, è come un parassita che si nutre delle miserie altrui”, dichiarano gli inquirenti.
Ma non è solo la figura del legale a destare allerta. Ben sei pubblici ufficiali sono coinvolti nell’inchiesta: un ispettore di polizia, un funzionario dell’Inps e vari medici dell’ospedale, accusati di aver garantito accesso a informazioni riservate, favorendo in modo diretto gli affari illeciti del clan. “Era un sistema ben oliato, un patto tra criminalità e istituzioni”, commenta un investigatore.
Le testimonianze parlano di controlli serrati sui servizi pubblici sanitari, con minacce e intimidazioni ai dirigenti. L’ospedale, secondo gli inquirenti, è diventato un centro di operazioni illecite: dal trasporto abusivo di salme a ricoveri pilotati, passando per certificati medici falsi. “Le persone non si resero conto di quanto fosse profondo il buco”, continua il dipendente, la voce tremante.
In questo clima opprimente, Ciro Verdoliva, allora direttore generale dell’ASL Napoli 1, ha osato opporsi all’intromissione del clan. Ha avviato una bonifica amministrativa, ma la sua intenzione di ripulire l’ospedale ha innescato una reazione violenta. “Le minacce erano costanti”, denuncia. Verdoliva ha scelto di collaborare con la Procura, un gesto di coraggio in una città dove il silenzio è spesso la scelta più sicura.
Ma ora, dopo quattro arresti e una rete criminale smascherata, che futuro aspetta il San Giovanni Bosco? La comunità napoletana è in allerta. Non è solo una questione di giustizia, ma di recuperare la fiducia in un servizio predisposto per assistere i più vulnerabili. La lotta contro la camorra continua, ma le cicatrici restano profonde. E in mezzo a questa drammatica narrativa, una domanda rimane: fino a dove arriverà il coraggio di chi si oppone al potere mafioso?