Tradito da un amico: omicidio choc sui Lattari, Carmine Zurlo scaricato per 120mila euro

Tradito da un amico: omicidio choc sui Lattari, Carmine Zurlo scaricato per 120mila euro

La scomparsa di Carmine Zurlo, un 32enne di Pimonte svanito nel nulla il 14 marzo 2022, ha gettato un’ombra inquietante sui Monti Lattari. La tensione cresce con le ultime notizie: sono stati arrestati Antonio Chierchia e Raffaele Scarfato, considerati esecutori materiali del delitto. I carabinieri, con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, prospettano una verità agghiacciante.

“Un omicidio di camorra”, affermano gli investigatori. Scarfato, secondo le ricostruzioni, avrebbe attirato Zurlo in una trappola mortale, orchestrata da un amico, passando l’incombenza del gesto finale a Chierchia. Gli uomini del clan Afeltra-Di Martino, operante nell’area, sono al centro di questa drammatica vicenda. In particolare, l’inquietante legame di parentela tra la madre di Carmine e Francesco Di Martino, noto come “zio Ciccio”, getta ulteriore vergogna su una città già segnata dalla criminalità.

Al momento della sua scomparsa, Carmine stava per diventare padre: la compagna, Diamante, attendeva un bambino. La sua storia, amplificata dalla trasmissione “Chi l’ha Visto?” in cerca di testimoni, continua a oscillare tra speranza e disperazione. La madre, da quella tragica data, ha chiesto senza sosta la restituzione della salma per dare degna sepoltura al figlio.

Le indagini hanno però preso una piega sinistra. Non si tratta di un semplice allontanamento, ma dell’inevitabile conclusione di un ambiente pericoloso. Le intercettazioni hanno rivelato dettagli agghiaccianti: un “cassa comune” di denaro criminale da punire. Una somma di 120-130mila euro sarebbe al centro delle motivazioni di un omicidio che sfida le logiche della sopravvivenza in un contesto governato dalla paura.

Testimoni confusi raccontano scene drammatiche, mentre un testimone centrale prima nega, poi cede sotto la pressione delle indagini. “Ho visto tutta la scena”, afferma, ma la paura del clan lo ha spinto a ritirare le sue parole. La lotta per la verità appare un terreno scivoloso.

E c’è anche lui, Francesco Di Martino, il cui ruolo rimane nebuloso. La sua presenza è “suggestiva”, ma non sufficientemente concreta per un arresto immediato. Tuttavia, la sua figura riempie le pagine di questa storia di sangue e omertà, dove le gerarchie camorristiche indicano chi vive e chi muore.

Ma c’è un aspetto drammatico che pesa su tutto questo: il corpo di Carmine non è stato trovato. Un’assenza che amplifica la narrazione della lupara bianca, un omicidio che diventa un mistero da svelare. “Scoperchiarlo”, è l’ossessione di chi rimane, la ricerca di una verità che rimane in sospeso. In questa Napoli che pulsa tra vita e morte, la domanda rimane aperta: quanto lontano può spingersi la violenza in nome del silenzio?

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