Perché la morte di Zoe Trinchero non è indagata come femminicidio: assenti prove di possesso e odio di genere

Perché la morte di Zoe Trinchero non è indagata come femminicidio: assenti prove di possesso e odio di genere

Napoli, dove l’ingiustizia colpisce ancora: l’omicidio di Zoe Trinchero e la mancanza di giustizia

Ogni mattina, quando ci svegliamo nel cuore pulsante di Napoli, ci portiamo dentro il peso della bellezza e dell’ingiustizia. Se da un lato le strade raccontano storie di passione e speranza, dall’altro ci sono eventi che gelano il sangue e accendono nel nostro animo l’amarezza e la rabbia. È questo il caso tragico dell’omicidio di Zoe Trinchero, una giovane con sogni e aspirazioni spezzati precocemente.

La notizia ha scosso il nostro Paese: Alex Manna, un giovane di vent’anni, è stato accusato di omicidio aggravato per futili motivi, ma non di femminicidio. Il corpo della 17enne è stato rinvenuto in un rio a Nizza Monferrato, con segni evidenti di violenza, e la sua vita strappata via in un modo che ci fa riflettere sul livello di insensibilità che sta permeando la nostra società. I segni di percosse e il trauma cranico non raccontano solo di un omicidio, ma di un’assenza di umanità che ci colpisce tutti, da napoletani, cittadini di un mondo che pare aver dimenticato i valori fondamentali.

Molti napoletani si chiedono: come è possibile affrontare la questione del femminicidio con una leggerezza tale da non riconoscere l’odio di genere nel gesto violento di Manna? La sua ammissione di aver picchiato Zoe, senza un apparente motivo, è un campanello d’allarme. Non si può ignorare la verità dietro questi atti orribili: non è solo una questione di relazioni, ma di una cultura che, in fondo, ancora fatica a rispetto per il genere femminile. Eppure, di fronte a questa tragedia, notiamo come la legalità non afferri con la giusta severità queste atrocità.

Tra i cittadini cresce l’amarezza per un sistema che sembra far fatica a interpretare e applicare con rigore le leggi sul femminicidio. Ciò che dovrebbe essere un reato autonomo, riconosciuto e punito severamente, rischia di essere ridotto a freddi termini giuridici, dove la vita di una ragazza non è considerata tanto di più di un’incomprensibile statistica. Un’assenza di giustizia che non fa altro che alimentare il dolore di chi, come noi, vive questi eventi come ferite collettive.

In tanti provano rabbia e delusione: per ogni Zoe, per ogni storia di violenza che non trova giustizia, la nostra Napoli perde un po’ della sua dignità. Si sentono frustrazioni e richieste di un cambiamento che da troppo tempo si fa attendere. Non possiamo rimanere in silenzio. Non possiamo lasciare che la nostra città, già troppo penalizzata, si faccia portavoce d’ignominia.

Le nostre strade sono un susseguirsi di storie che meritano di essere raccontate e vissute, storie di donne forti che non dovrebbero mai trovarsi a pagare il prezzo della violenza e dell’indifferenza. È tempo che ognuno di noi si faccia portavoce di questa causa, che non ci si limiti a guardare il dolore altrui come se fosse un fatto estraneo. La scomparsa di Zoe non è solo una notizia, è un urlo disperato che chiede verità e giustizia.

Riflettiamo: che cos’è questa vita se non ci prendiamo cura di chi ci circonda? Questo è il momento di accendere il dibattito e di chiedere che le leggi vengano applicate con il rigore che meritano. La battaglia contro la violenza di genere deve essere condotta con ogni forza, ogni volta che una giovane vita viene spezzata. Napoli, le sue strade e i suoi cittadini meritano giustizia e il rispetto di un futuro libero dalla violenza e dal terrore. Lasciamo che la storia di Zoe non sia solo una lacrima, ma una chiamata all’azione per un cambiamento reale e duraturo.

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