Mondragone: Arrestato un gruppo di 21 presunti affiliati al clan Gagliardi
Mondragone – Un attacco alla caserma dei carabinieri come prova di fedeltà al clan. È quanto emerso dall’inchiesta che ha portato all’arresto di 21 presunti affiliati al clan Gagliardi, attivo a Mondragone e nei comuni limitrofi, ritenuto erede diretto del clan La Torre, legato ai Casalesi.
L’operazione è stata eseguita dai carabinieri del Comando provinciale di Caserta, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, guidata dal procuratore Nicola Gratteri e dall’aggiunto Michele Del Prete. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa allo spaccio di droga, estorsioni, minacce e violenze.
Rituali di affiliazione e gerarchia
Per entrare nel clan, gli aspiranti affiliati dovevano sottoporsi a un particolare rito di affiliazione noto come “pungitura”, in cui un taglio al dito permetteva il fuoriuscire del sangue. Questo rito, simile a quelli delle mafie siciliane e della ’ndrangheta, testimonia la pericolosità e la chiusura del gruppo criminale. Gratteri ha affermato che l’organizzazione presenta similitudini con la ’ndrangheta, sia per i rituali sia per il costante legame con membri detenuti.
La figura chiave dal carcere
Al vertice del clan, anche durante la detenzione, si trovava Angelo Gagliardi, ex affiliato del clan La Torre. Da dietro le sbarre, Gagliardi continuava a impartire ordini e gestire estorsioni. Secondo le indagini, partecipava anche alle intimidazioni tramite videochiamate, mantenendo un controllo totale sull’organizzazione.
Tentativo di attentato sventato
Un episodio significativo è il tentativo di attentato contro una caserma dei carabinieri, atto dimostrativo sfruttato per affermare l’autorità del clan sul territorio. Investigatori hanno catalogato l’azione come una prova di fedeltà criminale, ma fortunatamente l’attacco è stato sventato.
Trafficanti e metodi di spaccio
Il fulcro delle attività illecite del clan era il traffico di stupefacenti, con cocaina, crack e hashish venduti tramite una vasta rete di pusher. Le indagini, iniziate nel settembre 2023, hanno documentato migliaia di cessioni. Persino un servizio di consegna a domicilio, gestito da una flotta di scooter, ha reso il traffico più efficiente e difficile da monitorare.
Sequestri e tentativi di depistaggio
Durante le operazioni, i carabinieri hanno sequestrato circa 1,1 chili di cocaina, mezzo chilo di hashish e due pistole Beretta calibro 7,65. Curiosamente, uno dei tentativi emersi includeva l’uso di una donna, spacciata per l’amante di un carabiniere, nel tentativo di ostacolare le indagini.
Interventi interni al clan
Un episodio critico ha coinvolto un giovane spacciatore che tentava di sottrarre droga al clan. Suo padre, ex collaboratore di giustizia, è intervenuto per costringerlo a restituire il carico, evidenziando l’intimidazione che il clan Gagliardi esercita anche su chi in passato ha cercato di allontanarsene.
Stato delle indagini
Le indagini proseguono, con un focus particolare sulla rete di collegamenti e sulle operazioni illecite del clan. Gli inquirenti continuano a mantenere alta l’attenzione, cercando di smantellare definitivamente la struttura del clan Gagliardi e prevenire ulteriori atti di violenza.
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Fonte REDAZIONE