Giovanni Raia: «Mo’ che esco muore», condanna a morte per Carmine Pandolfi, noto come Braciola

Giovanni Raia: «Mo’ che esco muore», condanna a morte per Carmine Pandolfi, noto come Braciola

Scampia, 15 arresti nel clan Raia: la camorra non si arrende

La scorsa settimana, una vasta operazione giudiziaria ha portato all’arresto di 15 individui legati al clan Raia, attivo nella zona di Scampia e nell’area nord di Napoli. L’ordinanza cautelare, emessa dalla Procura di Napoli, ha rivelato dinamiche inquietanti della criminalità organizzata locale, evidenziando l’ancora vive e ferree pratiche mafiose.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno messo in luce una struttura gerarchica ben definita e un insieme di codici violenti che il clan seguita rigorosamente. A emergere è la volontà di vendetta come risposta ad affronti percepiti, una modalità che, secondo le indagini, caratterizza le decisioni del clan Raia.

Al centro dell’inchiesta vi è Carmine Pandolfi, noto come “Braciola”, già condannato per estorsione. La sua colpa, secondo le dichiarazioni intercettate, sarebbe stata quella di intrattenere una relazione con l’ex fidanzata di Salvatore Russo, figlio di Giovanni Raia, storico boss del clan. Il disprezzo espresso da Giovanni Raia è inequivocabile: in una conversazione con il fratello Francesco, lui afferma, «Mo’ che esco, muore», sottintendendo la condanna a morte per Pandolfi.

La discussione tra i due fratelli Raia rivela un conflitto interno: Francesco tenta di difendere Pandolfi, sottolineando la sua lealtà e i reati commessi per il clan, ma Giovanni rimane irremovibile, rivendicando l’onore familiare. Le conversazioni mettono in evidenza una mentalità radicata nel rispetto e nella punizione esemplare, tratti distintivi di una camorra tradizionale che continua a operare seguendo codici di comportamento arcaici.

Tuttavia, emerge anche una certa frustrazione da parte di Francesco, il quale cerca di adattare il clan a una realtà che richiede pragmatismo economico. «Oggi si fa: porta i soldi e stammi bene», afferma, contrastando la visione più violenta e vendicativa di Giovanni. Il dialogo tra i due delineano un quadro di tensione tra due epoche della camorra, con Giovanni ancorato a rituali di vendetta mentre Francesco cerca di evitare l’attenzione delle forze dell’ordine.

Nonostante le divergenze, il clan Raia si dimostra capace di mantenere il controllo sul territorio, vigilando su tutte le attività illecite e punendo trasgressioni. Le intercettazioni evidenziano l’importanza delle relazioni e della regole non scritte: una violazione dell’onore, come relazionarsi con la donna di un detenuto, può avere conseguenze devastanti.

L’operazione contro il clan Raia serve da monito sulla persistente presenza della camorra a Scampia, una struttura che, sebbene sotto pressione, non mostra segni di arresto. Le indagini continuano, mentre gli inquirenti si preparano a seguire l’evoluzione delle dinamiche tra i membri rimasti in libertà e a monitorare le reazioni del clan alle recenti perdite.

La camorra, con le sue tradizioni e regole, vive in un delicato equilibrio tra il pragmatico e il rituale. La persistenza di tali mentalità mafiose, come dimostrano le conversazioni intercettate, conferma che la lotta contro la criminalità organizzata è tutt’altro che conclusa.

Fonte

Maxi voragine si apre al Vomero, tra via Martini e via Capaldo a Napoli

Maxi voragine si apre al Vomero, tra via Martini e via Capaldo a Napoli