Giancarlo Siani: un’ombra che non si spegne mai
Napoli, una città che vive di passioni e contraddizioni, si ritrova oggi a fare i conti con un capitolo doloroso della sua storia. Il ricordo del giornalista Giancarlo Siani, ucciso 40 anni fa da mano mafiosa, torna prepotentemente alla ribalta con la condanna di Armando Del Core e Ciro Cappuccio per riciclaggio aggravato. Ma noi napoletani non possiamo esimerci dal domandarci: perché, nonostante il passare degli anni, certi tumori sociali continuano a nutrirsi delle nostre vite e della nostra dignità?
La Corte di Appello di Napoli ha emesso la sua sentenza in una causa che ha riaperto ferite mai cicatrizzate. Questi due uomini, che nel 1985 hanno assassinato un reporter impegnato a dare voce alla verità, sono stati riconosciuti colpevoli di aver continuato a incassare soldi dalla camorra, alimentando un vitalizio che non si è mai interrotto. Con queste somme, le loro famiglie silenziosamente complice hanno mantenuto un equilibrio di omertà che è diventato un marchio indelebile della nostra terra.
Ciò che fa indignare è la riflessione che cresce tra i cittadini: come è possibile che in un sistema giudiziario che asserisce di combattere la criminalità, questi uomini possano continuare a beneficiare di un regime mafioso in carcere? Quattro anni di reclusione, questa la punizione. È un’ingiustizia che fa imbufalire molti di noi, mentre il sacrificio di Siani rimane impresso nella memoria collettiva. Dobbiamo chiederci se davvero, come cittadini onesti, possiamo accettarlo.
Tra i napoletani cresce l’amarezza, e non solo per questa condanna che appare leggera rispetto alla gravità del crimine commesso. È una questione di dignità e giustizia. Quanti altri innocenti hanno pagato con le vite il prezzo di una guerra che nessuno sembra voler vincere? E nel frattempo, chi danneggia Napoli? La risposta è semplice: chi silenziosamente alimenta il potere del crimine.
La presunta assoluzione di Nicola Del Core, figlio di Armando, rincara la dose di sdegno. Assolto “per non avere commesso il fatto”, mentre i veri colpevoli continuano a respirare, a vivere indisturbati nel nostro quartiere, mentre noi ci preoccupiamo del nostro futuro. È ora che la narrazione cambi, che Napoli non sia più rappresentata da manigoldi e da una camorra che si ricostituisce sotto il nostro naso.
Dobbiamo smettere di accettare il peso del lutto e dell’ingiustizia come se fosse parte del nostro destino. I Napoletani chiedono onestà, chiedono un cambiamento reale, che riconosca non solo i colpevoli, ma anche le vittime. Giancarlo Siani è uno di noi! La sua lotta e la sua voce devono continuare a risuonare mentre lottiamo contro l’indifferenza.
In conclusione, anche oggi, Napoli ha il dovere di alzarsi. La città è viva, ma è ferita e ha bisogno di giustizia. A noi cittadini spetta sollecitare il dibattito, richiedere un impegno autentico da parte delle istituzioni e contribuire alla costruzione di un domani libero dalla mafia. Solo così potremo onorare la memoria di Giancarlo Siani, non come una vittima, ma come un simbolo di speranza e tenacia. Non possiamo permettere che il suo sacrificio venga dimenticato. È ora di gridarlo: Napoli merita di più!