Scuola Gandhi di Casoria: chiusura del plesso Torrente a settembre, giovedì vertice in Città Metropolitana

Scuola Gandhi di Casoria: chiusura del plesso Torrente a settembre, giovedì vertice in Città Metropolitana

Napoli tradita: i nostri ragazzi costretti a studiare nei container

Ieri, nel cuore di Napoli, ho sentito un peso enorme sul petto. Parlando con i genitori e gli studenti del Liceo “Gandhi” a Casoria, ho percepito la frustrazione e l’ingiustizia che aleggia sulla mia città, specialmente quando si tratta del futuro dei nostri giovani. La notizia della chiusura del plesso Torrente colpisce come un pugno nello stomaco: 500 studenti, i nostri ragazzi, costretti a vivere in un incubo che sembra non avere fine.

Facciamo un passo indietro. A partire da settembre 2026, la scuola “Gandhi” perderà il suo plesso di via Andrea Torrente, un luogo che ha ospitato sogni e speranze di generazioni. Il motivo? Una mossa di risparmio da parte della Città Metropolitana, che ha deciso di dismettere un fitto passivo. E mentre l’ente promette nuovi spazi, le aule pronte saranno solo sette su venticinque. Una notizia che, tra i cittadini, ha acceso la rabbia e la delusione.

Dove sono le priorità in questi frangenti? Molti napoletani si chiedono perché i nostri giovani, già provati dalle difficoltà di questa vita frenetica, debbano ora affrontare un altro ostacolo. Saranno sistemati in container, o forse opererà un sistema di doppi turni pomeridiani. È una vera umiliazione, una prepotenza a cui non possiamo più assistere in silenzio.

Ogni giorno, mentre cammino per le strade di Napoli, vedo studenti con gli occhi sprizzanti di vita, carichi di sogni e ambizioni. È inaccettabile che siano costretti a vivere in una situazione precaria, mentre l’immagine della nostra città viene offuscata da scelte inadeguate e dalla mancanza di una vera visione per il futuro.

La scelta di acquistare un nuovo immobile e ampliare gli spazi per il Liceo “Gandhi” è, di per sé, un passo positivo. Ma non possiamo trattare i nostri ragazzi come pedine sacrificabili in un gioco politico. Tra i cittadini cresce l’amarezza per una classe dirigente che sembra abbandonare a se stessa il futuro della nostra città. Un investimento di 2,7 milioni per una ristrutturazione non può tradursi in un trasferimento che penalizza preventivamente chi deve affrontare i banchi di scuola.

Se non ci prendiamo cura della nostra istruzione, di chi speriamo di avere un domani? Non possiamo permettere che il nostro patrimonio culturale venga delegato a soluzioni temporanee. La scuola non dovrebbe mai essere considerata un costo, ma un’investimento sul futuro di Napoli.

Giovedì, si svolgerà un incontro tra la dirigenza scolastica e la Città Metropolitana. Speriamo che venga finalmente ascoltata la voce della comunità, che si unisce per chiedere una soluzione degna dei nostri ragazzi. Non possiamo più tollerare che la nostra città venga trascurata. Napoli è viva, vibrante e merita rispetto. Dobbiamo lottare affinché i nostri giovani possano studiare con dignità, in aule vere, non in container umilianti.

In un contesto in cui la narrazione su Napoli appare spesso distorta da luoghi comuni e pregiudizi, è nostro compito difendere i diritti degli studenti e rivendicare un futuro migliore. Di fronte a queste ingiustizie, abbiamo il dovere di rispondere, non solo con indignazione, ma anche con determinazione. È tempo di riscrivere la storia di Napoli, una storia di speranza, di lotta e di orgoglio. A chi ci governa, diciamo: non fermatevi alle apparenze. Fate in modo che i nostri ragazzi possano guardare al futuro con il cuore colmo di fiducia.

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