Napoli in allerta: l’ennesima ferita alla nostra dignità
Napoli, la mia Napoli, è un mosaico di emozioni, colori, vita pulsante. Ma oggi, tra le strade che percorro ogni giorno, sento un’ombra di inquietudine. Gli ultimi eventi di cronaca, in particolare lo stupro di una giovane donna a Porta Capuana e i colpi di pistola in piazza Bellini, hanno scosso profondamente il nostro spirito. La notizia di cinque nuove “zone rosse” per la sicurezza sembra quasi una condanna, un’etichetta che ci impongono, come se fossimo tutti colpevoli, piuttosto che la comunità meravigliosa che conosciamo e amiamo.
Le autorità locali, riunite attorno al prefetto Michele di Bari, hanno dichiarato battaglia contro la criminalità, ma noi, cittadini napoletani, non possiamo fare a meno di chiederci: questo è davvero il modo di affrontare il problema? Da un lato, la sicurezza è sacrosanta, ma dall’altro, non possiamo ignorare l’ampia attenzione mediatica che queste misure portano, quasi a voler dipingere Napoli come una città di delinquenti e violenza. È da lì, da questa narrazione distorta, che proviene la nostra indignazione.
Molti napoletani si chiedono se la sicurezza rappresenti davvero una priorità per le istituzioni o se non sia solo l’ennesimo tentativo di nascondere sotto il tappeto le problematiche reali che ci affliggono. Cresce l’amarezza per il modo in cui la nostra città sembra sempre un passo indietro, un oggetto da osservare e criticare, piuttosto che un soggetto vivo, pulsante, che merita rispetto e dignità.
E mentre i portali di informazione si riempiono di titoli allarmanti, noi ci sentiamo sempre più estranei nella nostra stessa casa. La delimitazione di aree come Porta Capuana e piazze storiche, popolate da studenti, artisti e famiglie, travisa una realtà complessa fatta di vita comunitaria e autentica socialità. Non sono solo numeri o statistiche; sono i nostri figli, i nostri amici, le nostre esperienze quotidiane a essere colpite. Chi paga alla fine? Sempre noi, cittadini onesti, che ci ritroviamo a vivere in un clima di paura e vulnerabilità per colpe che non abbiamo.
Il decreto sicurezza del governo non elimina il problema, ma ne amplifica la percezione. Siamo noi, napoletani, a dover affrontare non solo le conseguenze del crimine, ma anche quella spirale negativa che ci etichetta come “pericolosi” a causa dei comportamenti di pochi. È la mia Napoli, la Napoli della musica, dei colori, della tradizione, a essere danneggiata ogni volta che si ferisce la nostra reputazione.
In tanti provano rabbia e delusione verso quelle istituzioni che ci promettono interventi straordinari ma che raramente visitiamo nel nostro tessuto sociale per cercare soluzioni efficaci e durature. Non basta schierare più poliziotti; è necessaria un’intesa profonda con noi cittadini, un ascolto attivo delle nostre storie e delle nostre necessità.
In chiusura, non possiamo più permettere che il dibattito su Napoli si limiti a quattro asserzioni di insicurezza. Dobbiamo essere noi a reclamare con voce forte la dignità che ogni napoletano merita. Non stiamo chiedendo una cosa impossibile; stiamo davvero solo chiedendo il diritto di vivere nella nostra città senza paura, con la speranza di poter costruire una comunità sana e coesa.
Napoli ha tanto da offrire, e spetta a noi difendere la sua bellezza. Facciamo sentire la nostra voce nell’unico modo che conosciamo: con passione e coraggio. Solo così, sulla scia di una Napoli risorta da questa tempesta, potremo affrontare la nostra realtà con dignità e orgoglio.