A Napoli, il Cristo Velato svela enigmi di pietra e antiche leggende

A Napoli, il Cristo Velato svela enigmi di pietra e antiche leggende

Il Cristo Velato: Un Capolavoro Barocco nella Cappella Sansevero di Napoli

Nel 1753, lo scultore Giuseppe Sanmartino completò il Cristo Velato, una statua che raffigura Gesù Cristo avvolto in un sudario di marmo, esposta nella Cappella Sansevero di Napoli. Realizzata su commissione del principe Raimondo di Sangro, l’opera ha da sempre attratto attenzione per la sua tecnica straordinaria e le leggende ad essa legate.

La scultura, situata nella cripta della cappella napoletana, è un esempio emblematico dell’arte barocca italiana. Secondo documenti storici conservati nell’Archivio Storico del Banco di Napoli, Sanmartino ereditò il progetto da Antonio Corradini, deceduto nel 1752, e lo portò a termine con un livello di dettaglio che ha affascinato osservatori per secoli. Il velo di marmo, scolpito dallo stesso blocco della figura, appare incredibilmente realistico, con pieghe che simulano un tessuto vero.

Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, commissionò l’opera come parte di un progetto più ampio per la cappella. Lettere autografe del principe, indirizzate a scienziati e accademici dell’epoca, descrivono la statua come un elemento integrale della sua visione artistica e simbolica. Queste fonti storiche, consultate da studiosi, confermano che il velo non era il risultato di processi alchemici, malgrado le leggende popolari.

Il realismo della statua ha contribuito a diffondere miti sulla sua creazione. Secondo una prima ricostruzione basata su testimonianze storiche, il principe era noto per i suoi interessi esoterici, alimentando storie di un “processo alchemico” che avrebbe reso il velo trasparente. Tuttavia, una ricevuta datata 16 dicembre 1752, sempre dall’Archivio del Banco di Napoli, specifica che la commissione includeva esplicitamente un velo di marmo scolpito insieme al corpo.

L’opera non è solo tecnica ma anche simbolica. Il Cristo Velato raffigura un corpo disteso con ferite visibili e strumenti della Passione ai piedi, come corona di spine e chiodi. Questi elementi, parte del progetto iconografico della cappella, simboleggiano temi di sofferenza e redenzione, come emerge da analisi di storici dell’arte. La statua si integra in un contesto più ampio, con altre opere della cappella che formano un percorso di meditazione su morte e spiritualità.

Antonio Canova, celebre scultore del XIX secolo, lodò pubblicamente l’opera, dichiarando che avrebbe sacrificato anni della sua vita per averla creata. Testimonianze di visitatori storici e odierni sottolineano l’impatto emotivo, con il velo che sembra sfidare le leggi della scultura, invitando a riflessioni profonde.

Nonostante le leggende, fonti archivistiche hanno chiarito aspetti del suo sviluppo. Documenti del Banco di Napoli e lettere di Sangro sfatano l’idea di interventi magici, attribuendo il successo alla maestria di Sanmartino. Studiosi continuano a esaminare questi materiali per approfondire la biografia del principe e del suo entourage.

Oggi, il Cristo Velato rimane un’attrazione culturale a Napoli, con ricerche in corso da parte di storici e istituzioni come il Ministero dei Beni Culturali. Nuovi studi potrebbero rivelare ulteriori dettagli sul contesto storico, mantenendo viva l’eredità dell’opera.

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