TAR Campania accoglie ricorsi su varchi e prenotazioni per spiagge di Posillipo
Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Campania ha accolto i ricorsi presentati dall’associazione “Mare Libero”, difesa dall’avvocato Bruno De Maria, contro il sistema di varchi presidiati e prenotazioni obbligatorie per le spiagge pubbliche di Posillipo a Napoli. Le sentenze, emesse di recente e relative agli accordi in vigore durante l’estate 2025, riguardano i limiti di accesso alle spiagge delle Monache e di Donn’Anna, affermando che tali restrizioni violano il diritto di accesso al demanio pubblico.
Al centro delle dispute, gli accordi tra il Comune di Napoli, l’Autorità Portuale e i gestori privati. Questi patti avevano imposto contingentamenti per motivi di sicurezza, ora contestati dal TAR. Secondo i documenti giudiziari, i limiti erano eccessivi e non giustificati da dati storici.
Per la spiaggia delle Monache, il TAR ha respinto la tesi del Comune di Napoli, che motivava il limite di 480 ingressi con rischi di sovraffollamento. I giudici hanno esaminato i dati forniti da Palazzo San Giacomo, evidenziando che la media degli accessi negli ultimi due anni era di circa 355 persone, al di sotto di qualsiasi soglia critica. Il sovraffollamento era stato registrato solo nei weekend di luglio, secondo la sentenza.
Tale situazione, per i magistrati, non giustifica misure permanenti. Il contingentamento potrà essere applicato solo per singoli giorni di alta affluenza, e non come regola generale. La decisione si basa su prove documentali presentate dal ricorrente, tutelando così la libertà di accesso per i cittadini.
Ancora più severa la posizione del TAR sulla spiaggia di Donn’Anna, dove il limite era fissato a 60 persone. I giudici hanno identificato un errore nel calcolo della capienza, con il Comune che ha adottato distanze minime simili a quelle dei lidi privati in concessione. Questa metodologia, secondo la sentenza, è inappropriata per un’area pubblica, in quanto non tutti i bagnanti usano attrezzature come ombrelloni.
Il TAR sottolinea che la capienza deve essere determinata esclusivamente da criteri di sicurezza e incolumità, non da parametri commerciali derivati dai gestori vicini. Fonti vicine all’Autorità Portuale confermano che tali calcoli erano basati su linee guida comunali, ora invalidate.
Ulteriore aspetto contestato è l’orario di chiusura delle spiagge, imposto alle 17.30 e allineato a quello dei lidi privati. Secondo una prima ricostruzione del TAR, questa pratica limitava l’accesso al demanio pubblico in base agli orari dei concessionari. Una misura già sospesa in fase cautelare e ora confermata nel merito, ribadendo che gli orari di servizio privati non possono condizionare l’uso di spazi pubblici.
Le sentenze del TAR Campania rappresentano un principio chiaro: il diritto al mare pubblico deve prevalere su gestioni burocratiche che potrebbero favorire restrizioni. L’associazione “Mare Libero” ha presentato i ricorsi basandosi su testimonianze e dati storici, come riportato negli atti processuali.
Mentre l’Autorità Portuale procede con i bandi di gara per nuove concessioni, le indagini giudiziarie potrebbero evolversi con eventuali appelli da parte del Comune di Napoli. Secondo fonti della procura amministrativa, ulteriori sviluppi dipenderanno dall’attuazione delle sentenze, con possibili impatti sulla stagione balneare 2026. La vicenda rimane monitorata per garantire il rispetto dei diritti dei cittadini.