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A Casoria arrestato Vincenzino De Rosa: sparò con Kalashnikov contro affronto al fratello

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A Casoria arrestato Vincenzino De Rosa: sparò con Kalashnikov contro affronto al fratello

Arresto a Casoria per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso

A Casoria, in provincia di Napoli, Vincenzo De Rosa, 24enne, è stato arrestato per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso. L’operazione, condotta all’alba del 2025 su ordine del GIP Giovanni Vinciguerra, fa riferimento a una sparatoria avvenuta il 20 novembre 2024 in via Salvo D’Acquisto. Secondo le ricostruzioni della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), De Rosa avrebbe orchestrato l’agguato per vendicare un affronto al fratello e affermare il proprio ruolo in un contesto di faida criminale.

La sparatoria ha coinvolto Salvatore Barbato, detto “Totore ‘o can”, affiliato al clan Franzese, e Mauro Sorrentino, rimasto ferito incidentalmente. Barbato è stato colpito da un proiettile al polmone sinistro, richiedendo un intervento chirurgico d’urgenza. Sorrentino ha riportato lesioni ai polsi e alle gambe. Le indagini, basate su intercettazioni e testimonianze, indicano che il commando ha usato una pistola calibro 9×21 e una mitragliatrice Kalashnikov calibro 7,62, esplodendo almeno dodici colpi da una Jeep Compass bianca.

Lo scenario è legato a una faida tra clan per il controllo del traffico di stupefacenti a Casoria. Secondo il Tribunale di Napoli, il clan Franzese, guidato dai fratelli Mauro e Antonio, si scontra con il gruppo di Roberto Alfio Maugeri e gli affiliati di Afragola, noti come “Panzarottari”. Questo vuoto di potere deriva dal declino del clan Moccia. Barbato, per conto dei Franzese, tentava di imporre il dominio sulle piazze di spaccio.

L’antefatto risale al 19 novembre 2024, presso la cooperativa sociale “L’uomo e il legno” in via San Pietro. Secondo le intercettazioni e le testimonianze raccolte dalla DDA, Barbato avrebbe aggredito fisicamente Antonio De Rosa, fratello di Vincenzo, prendendolo per la gola e minacciando ritorsioni. Barbato lo accusava di aver ordinato “stese” contro la sua abitazione. Tale episodio, nelle dinamiche criminali, è stato interpretato come un grave affronto.

Meno di 24 ore dopo, il 20 novembre, l’agguato è scattato in via Salvo D’Acquisto. Barbato e Sorrentino si trovavano sul posto quando il commando ha aperto il fuoco. Secondo la ricostruzione balistica dei Carabinieri, l’azione era pianificata come un’esecuzione. Barbato è sopravvissuto per miracolo, mentre Sorrentino, che aveva tentato di mediare il giorno prima, è stato colpito incidentalmente.

Le prove contro De Rosa emergono da intercettazioni telefoniche e conversazioni tra i fratelli Franzese. Antonio e Ido Alcide Franzese, intercettati dopo i fatti, hanno indicato De Rosa come responsabile. “È stato Vincenzino… ha fatto la mattonella con lui”, ha affermato Antonio Franzese, secondo i verbali della DDA. Queste dichiarazioni ritraggono De Rosa come un giovane ambizioso, mosso dal desiderio di affermare il suo status nel gruppo di Maugeri.

A rafforzare l’accusa sono le rivelazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Barra, ex affiliato al clan Maugeri. Barra ha identificato De Rosa come il “braccio destro” di Maugeri e ha confermato che l’agguato era una vendetta diretta per l’umiliazione subita dal fratello. “Vincenzino era ritenuto un boss a Casoria e non poteva tollerare l’affronto”, ha dichiarato Barra alle autorità. Ha anche menzionato un arsenale di armi, tra cui mitragliette Skorpion, a disposizione del gruppo.

Il GIP Vinciguerra ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere basandosi su un quadro indiziario solido, che include animus necandi, ovvero l’intenzione di uccidere per affermare il dominio criminale. Le indagini, coordinate dalla DDA e dai Carabinieri, continuano per chiarire eventuali ruoli di complici e approfondire le ramificazioni della faida. Non sono esclusi ulteriori sviluppi, con possibili nuove rivelazioni da testimoni o collaboratori.

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