#GiustiziaInAppello: la Corte di Napoli assolve i D’Alessandro, ma conferma le condanne per Bellarosa e Lucchese
La tensione aleggiava nell’aula della Corte d’Appello di Napoli mentre veniva letta la decisione sul processo “Tsunami”, un caso complesso che affonda le radici nelle dinamiche della cosca di Scanzano.
Questo stralcio del processo, risultato di un’accurata indagine della Direzione distrettuale antimafia, ha permesso di far luce su una serie di affari illeciti tra il 2005 e il 2010. I giudici, in questa fase, hanno in gran parte confermato le condanne emesse in primo grado, infliggendo sette anni di reclusione a Nunzio Bellarosa e cinque anni e dieci mesi ad Antonio Lucchese.
Ma non tutte le notizie sono state di condanna: **“Scagionati Teresa Martone, Pasquale e Michele D’Alessandro”**. Teresa, la vedova del noto padrino Michele D’Alessandro, è stata difesa con grande passione dagli avvocati Gennaro Somma e Renato D’Antuono. Questo verdetto è stato in linea con quanto già deciso in primo grado, contrastando le pesanti richieste dell’accusa.
La procura generale si era espressa chiedendo pene severe: dodici anni per Michele D’Alessandro, sei per Pasquale e tre per Teresa Martone. In aggiunta, dieci anni per Bellarosa e dodici per Lucchese. Tuttavia, **“le posizioni dei D’Alessandro e di Martone non hanno retto”** dinanzi al vaglio dei giudici.
Al centro dell’inchiesta vi era anche un presunto sistema estorsivo, capace di esercitare un’influenza significativa su lavori pubblici e attività economiche. Secondo le indagini, gli imprenditori avrebbero dovuto versare una commissione del 5% sul valore degli appalti per poter lavorare senza problemi. Era come se il costo del lavoro fosse aumentato di un altro “onore” a beneficio della cosca.
Gli investigatori hanno basato il loro lavoro su intercettazioni telefoniche e ambientali, ritenute fondamentali per dimostrare ruoli e relazioni fra imprenditori e i presunti esponenti della cosca. Un sistema intricato che ha coinvolto diversi attori, sottolineando la complessità delle dinamiche della criminalità organizzata.
Con questo esito, l’ombra della mafia continua a pesare su Scanzano, mentre il dibattito su giustizia e legalità resta vivido e cruciale per il territorio.