Una notte buia a Sant’Anastasia: il destino crudele di un uomo di 48 anni in una trappola elettrica #mortisullavoro #sicurezzanelterritorio
Immaginate la quiete di una via residenziale, interrotta all’improvviso da un evento che trasforma l’ordinario in tragedia. A Sant’Anastasia, in via Castiello, poco dopo l’una di notte, un uomo di 48 anni ha affrontato ciò che sembrava un banale intervento di ispezione, ma che si è rivelato un incubo fatale.
È stata una di quelle sere in cui il buio avvolge la città, e le strade si svuotano. L’uomo si era inoltrato in un’intercapedine angusta del civico 119, forse per controllare un guasto o eseguire una manutenzione di routine. Gli spazi confinati, umidi e pieni di ombre, spesso nascondono pericoli sottovalutati, e in quel momento, un guasto elettrico ha scatenato una scarica improvvisa e letale. I Carabinieri, accorsi intorno alle 1:22, hanno trovato una scena straziante, dove ogni speranza di soccorso era già svanita.
La folgorazione ha colpito con violenza, inducendo un arresto cardiocircolatorio che non ha lasciato scampo. Sul posto, medici e forze dell’ordine si sono mossi con urgenza, ma potevano solo certificare l’accaduto. Ora, la Procura sta indagando per ricostruire ogni dettaglio: era un professionista al lavoro, un manutentore assunto per l’occasione, o un intervento personale? La salma è stata sequestrata per un’autopsia che fornirà risposte chiare, mentre gli inquirenti esaminano l’impianto e le circostanze che hanno reso quell’ora della notte così rischiosa.
È difficile non pensare a quanto questo episodio rifletta una realtà più ampia, quella delle cosiddette “morti bianche” in Italia, dove quasi tre vite al giorno vengono spezzate da incidenti evitabili. Gli interventi elettrici, in particolare, portano con sé fattori letali: la sottovalutazione del rischio, dove l’elettricità è un “pericolo invisibile” che basta un contatto accidentale per scatenare il disastro; gli ambienti confinati come quelle intercapedine, che limitano i movimenti e complicano i soccorsi; e la mancanza di sezionamento, quando l’alimentazione non viene interrotta prima di iniziare, spesso per fretta o eccessiva fiducia.
In un paese con normative severe come il Testo Unico sulla Sicurezza, è evidente come il problema vada oltre le leggi, toccando una questione culturale. Troppo spesso, la sicurezza è vista come un ostacolo burocratico invece che una priorità vitale, e ogni storia come questa ci ricorda quanto sia fragile il diritto di tornare a casa sani e salvi.
Questa tragedia a Sant’Anastasia non è solo un fatto isolato, ma un invito a riflettere su come proteggere chi lavora nel nostro territorio, assicurando che simili destini non si ripetano.
