Svelato uno scandalo nei tribunali napoletani: consulenze truccate e favoritismi per concorsi, un affare che mina la fiducia nella giustizia. #CorruzioneGiustizia #NapoliSottoInchiesta
Immaginate un’aula di tribunale come un palcoscenico dove la giustizia dovrebbe trionfare, ma dietro le quinte si nascondono accordi segreti che la offuscano. A Napoli e nel territorio circostante, un’inchiesta ha portato alla luce un sistema torbido che ha coinvolto giudici di pace al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, culminando nella sospensione di tre magistrati per decisione del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura capitolina e grazie alle indagini della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Caserta.
Al centro di questa vicenda c’è un patto inquietante: incarichi di consulenza tecnica d’ufficio offerti come merce di scambio per aiutare qualcuno a superare un concorso pubblico. Stando alle intercettazioni, un giudice indagato avrebbe promesso questi ruoli a un medico di uno studio ambulatoriale casertano e a un professore universitario, in cambio di un’assistenza illecita per la compagna del magistrato nel concorso sulla gestione delle farmacie ospedaliere, programmato per il 16 dicembre 2024.
È come se, in un twist narrativo degno di un thriller, l’aiuto promesso fosse arrivato, ma non abbia sortito l’effetto sperato: la candidata si è presentata all’esame con un foglio in bianco, nonostante le prove indichino che l’assistenza era stata fornita. Questo dettaglio, che sottolinea l’inefficacia del piano, ha spinto il giudice per le indagini preliminari di Roma a respingere quel specifico capo d’accusa per mancanza di un risultato concreto, anche se rimane parte integrante dell’inchiesta più ampia.
Ma è il cuore di questa storia che davvero colpisce, un meccanismo ben oliato di falsi incidenti stradali che ha trasformato la giustizia in un business redditizio. I magistrati sospesi, insieme a quattro avvocati – uno finito agli arresti domiciliari e gli altri con il divieto di esercitare per un anno – sono accusati di aver orchestrato un giro di mazzette che ha fruttato circa 38mila euro in tangenti, con sentenze favorevoli che generavano profitti superiori ai 300mila euro per i coinvolti.
Non si trattava solo di denaro: regali lussuosi come borse Gucci da 4mila euro, bottiglie di champagne Dom Pérignon, buoni per acquisti da Cartier e cesti pieni di prelibatezze raccontano di un sistema corruttivo radicato, dove il lusso mascherava la corruzione.
Le truffe si concentravano nel territorio di Casal di Principe, con incidenti stradali fittizi messi in scena per ingannare le assicurazioni: ciclisti e pedoni “investiti” in fila indiana sulle strisce pedonali, reclutando persone disoccupate o con precedenti come comparse in questo spettacolo ingannevole, per estorcere risarcimenti milionari. Senza la complicità di chi siederà in tribunale, giurando imparzialità, un tale schema non avrebbe mai potuto funzionare, erodendo la fiducia di una comunità già provata.
Questa inchiesta non fa che ricordare quanto tali vicende tocchino da vicino le vite quotidiane, ponendo interrogativi sulla integrità del sistema giudiziario e l’urgenza di proteggerlo per il bene di tutti.
