Un tranquillo pomeriggio a Casoria si trasforma in un inseguimento improvviso e una decisione giudiziaria che fa riflettere: #Casoria #GiustiziaItaliana
Immaginate una tipica giornata nel vivace quartiere di Casoria, dove la vita scorre tra negozi e piazze affollate. È qui che i carabinieri, con il loro occhio attento, notano un uomo che si muove con nervosismo vicino a piazza San Paolo, forse nel tentativo di sfuggire a sguardi indiscreti. Quell’incontro casuale innesca una catena di eventi che porta all’arresto di Domenico Chianese, accusato di detenere stupefacenti per spaccio.
Tutto inizia con un semplice controllo in strada. Secondo il resoconto degli agenti, mentre Chianese cerca di allontanarsi, prova a disfarsi di un calzino nero gettato sotto un’auto. Dentro, le forze dell’ordine trovano due scatoline che nascondono bustine di cocaina – ben 4,4 grammi lordi divisi in 17 dosi – insieme a 1,6 grammi di marijuana in una bustina e 10,8 grammi di hashish in altre cinque. Non è solo droga: addosso a lui, ci sono anche contanti in tagli piccoli e banconote, dettagli che rafforzano l’ipotesi di un’attività illecita.
Arrestato due giorni prima, Chianese si trova di fronte al Gip del Tribunale di Napoli Nord. Il pubblico ministero aveva richiesto la custodia in carcere, un passo severo per arginare il rischio di recidiva. Ma in aula, l’atmosfera si carica di umanità: Chianese sceglie di non rispondere alle domande, optando invece per dichiarazioni spontanee in cui ammette i fatti e esprime rammarico, un gesto che, in mezzo alla freddezza delle procedure, ricorda quanto queste storie tocchino vite reali.
I suoi avvocati, forti difensori della sua posizione, non si oppongono alla convalida dell’arresto ma chiedono una misura alternativa, più orientata alla riabilitazione che alla punizione. E il Gip, valutando i gravi indizi e il pericolo di reiterazione, decide di seguire questa linea. Anziché il carcere, impone a Chianese il divieto di dimora nel comune di Casoria, ordinando la sua immediata liberazione con prescrizioni stringenti: deve restare reperibile e comunicare regolarmente con la Tenenza dei carabinieri.
Questa scelta, che bilancia giustizia e opportunità di cambiamento, ci fa riflettere su come le storie di chi finisce nei guai non siano solo numeri o accuse, ma frammenti di vite che potrebbero evolversi in una direzione migliore.
