Arrestato il membro del clan Aprea per agguato a Barra: indagini sui complici del commando

Arrestato il membro del clan Aprea per agguato a Barra: indagini sui complici del commando

Un agguato nel cuore di Napoli: il pistolero del clan Aprea in manette dopo la vendetta per furti “non autorizzati”. #Napoli #Camorra

Immaginate una calda sera d’agosto nel quartiere Barra di Napoli, dove le strade affollate raccontano storie di vita quotidiana intrecciate a ombre più oscure. Qui, il 5 agosto, un uomo è finito nel mirino di un clan locale, trasformando una banale disputa in un episodio di violenza che riecheggia le paure di un’intera comunità. Raffaele Giordano, 32 anni, noto come “‘o luongo” e legato al clan Aprea, è stato arrestato dalla Squadra mobile della questura di Napoli, accusato di aver premuto il grilletto in un agguato punitivo che ha lasciato segni indelebili.

La vittima, Ettore Velotti, 44 anni, un uomo con un passato di guai con la legge ma senza legami diretti alla camorra, si è trovato improvvisamente al centro di questo dramma. Secondo gli investigatori, Velotti era stato convocato in un palazzo del quartiere da membri del clan, per rispondere di furti d’auto che aveva commesso senza il loro permesso – un affronto che, nel mondo sotterraneo di queste organizzazioni, non poteva rimanere impunito. In quel momento, la tensione deve essere stata palpabile, con parole dure seguite da un’esplosione di violenza: Velotti è stato ferito con colpi d’arma, un promemoria brutale di chi controlla davvero le vie di Barra.

Giordano, descritto come uno degli uomini armati del gruppo, ora affronta accuse gravi: lesioni personali e porto abusivo di arma da fuoco, aggravate dal metodo mafioso. L’arresto è arrivato grazie a un’ordinanza del gip di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, segnando un passo avanti nelle indagini anche se, come spesso accade in questi casi, l’inchiesta resta aperta e il quadro completo è ancora da dipingere.

La scena si è complicata quando, dopo il ferimento, Giordano e altri tre complici sono fuggiti a bordo di un’auto, inseguiti dal fratello di Velotti. Quel inseguimento febbrile per le strade del quartiere si è concluso con un schianto contro un muro, un momento di caos che ha visto altri colpi d’arma esplosi, danneggiando l’auto dell’inseguitore. Chi abbia sparato in quell’istante è ancora un mistero, ma episodi come questo ricordano come la violenza possa propagarsi rapidamente, lasciando tracce di paura tra i residenti.

Velotti, fortunatamente, ha riportato ferite non gravi – una gamba e un piede colpiti – ed è stato dimesso dall’ospedale Villa Betania quella stessa sera. Eppure, la sua storia è un riflesso di tante altre in quartieri come Barra, dove individui ai margini del mondo criminale finiscono schiacciati da dinamiche più grandi di loro, con precedenti per reati come furti e resistenza che li rendono figure tragiche in un contesto più ampio.

Ora, mentre le indagini proseguono, gli occhi degli investigatori sono puntati sull’identificazione degli altri membri del commando, un gruppo che ha mandato un chiaro messaggio di controllo sul territorio. Questo episodio, come tanti prima di esso, fa riflettere su come la camorra non sia solo un problema di cronaca, ma un’ombra che influisce sulla vita quotidiana delle persone, urging la comunità a cercare un futuro più sicuro.

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