Trasferte bloccate per i tifosi di Lazio e Napoli: le conseguenze degli scontri in autostrada fino alla…

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#ViolenzaTifosi: il Viminale ferma le trasferte di Lazio e Napoli fino a fine stagione

Un silenzio carico di tensione si è diffuso tra il mondo del calcio, segnando un momento difficile per i tifosi di Lazio e Napoli. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha posto un freno alle trasferte degli ultras, firmando un decreto che nega la possibilità di assistere alle gare lontano da casa fino alla conclusione della stagione. Una decisione maturata dopo un incontro all’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, presieduto da Maurizio Improta, dove si è discusso delle recenti ondate di violenza che hanno scosso il panorama calcistico.

Dietro a questa misura severa, si celano eventi drammatici. Domenica scorsa, lungo l’autostrada nei pressi di Frosinone, si sono consumati scontri tra i gruppi organizzati delle due tifoserie. I laziali, rientrando da Lecce, e i napoletani, diretti a Torino per la sfida contro la Juventus, si sono trovati faccia a faccia in un incontro che sembrava tutt’altro che casuale. Infatti, gli investigatori hanno rivelato che le modalità dell’aggressione e il materiale sequestrato evidenziano un piano ben orchestrato. Durante le operazioni, la Polizia Stradale e la Digos hanno rinvenuto bastoni, coltelli e caschi da motociclista, utilizzati come protezioni durante i tafferugli, rivelando una brutalità inquietante.

La reazione non si è fatta attendere: ottanta tifosi laziali, compresi alcuni minorenni, sono stati identificati al casello di Monte Porzio Catone, mentre la Digos indaga attivamente su 54 ultrà biancocelesti. Gli arrestati affronteranno denunce per la violazione delle normative sulle manifestazioni sportive, che puniscono anche le violenze durante il tragitto verso gli stadi. La questura di Roma non esclude l’emissione di Daspo, una misura drastica ma necessaria per garantire la sicurezza pubblica.

Gli investigatori, dal canto loro, stanno setacciando i filmati delle telecamere di sorveglianza autostradali per delineare un quadro più chiaro delle responsabilità individuali e accertare eventuali reati, dalla rissa alle lesioni personali. La gravità della situazione è accentuata da quanto accaduto anche al casello di Trofarello, dove circa 300 tifosi napoletani sono stati bloccati con oltre cento aste in pvc, petardi, fumogeni e bombe carta, un arsenale che evidenzia la preparazione al conflitto.

In questo clima di incertezza e tensione, la ferma posizione del Viminale mette in luce il desiderio di prevenire nuovi episodi di violenza legati al tifo organizzato, un mondo che, seppur carico di passione, ha spesso superato il limite dell’accettabile. La comunità calcistica si interroga ora sul futuro delle proprie tifoserie, auspicando un ritorno a un tifo che non faccia rima con violenza.

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