Mar. Gen 27th, 2026

Camorra: Revocata confisca al Jambo, il centro torna ai proprietari originali

Camorra: Revocata confisca al Jambo, il centro torna ai proprietari originali

Il centro commerciale Jambo rinasce dalle ombre della giustizia: dopo anni di sequestri per presunte infiltrazioni mafiose, torna ai proprietari. #Napoli #Legalità

Immaginate un vivace hub commerciale, cuore pulsante di una comunità nel cuore di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, che per anni è rimasto silenzioso e sbarrato, simbolo di una battaglia contro le ombre della criminalità organizzata. Oggi, quella storia si chiude con un sospiro di sollievo per alcuni, mentre per altri apre interrogativi su come il tessuto sociale locale si intrecci con la legge.

La Corte d’Appello di Napoli, presieduta dal giudice Eduardo De Gregorio, ha infatti revocato la confisca della struttura, restituendola alla Cis Meridionale srl, la società che ne deteneva la proprietà. Questo centro, battezzato Jambo, era stato sequestrato anni fa con l’accusa di essere la “cassaforte del clan Zagaria”, un’etichetta che aveva gettato un velo di sospetto su un luogo frequentato da famiglie e commercianti locali, evidenziando quanto le infiltrazioni mafiose possano pesare su un intero territorio.

Nella stessa udienza, i giudici hanno confermato l’assoluzione dell’ex sindaco di Trentola Ducenta, Michele Griffo, rafforzando la sua posizione dopo un primo grado che già lo aveva prosciolto. Un verdetto che, in un contesto di tensioni sociali, potrebbe essere visto come un passo verso la chiarezza per chi guida le comunità, anche se solleva riflessioni su come la politica locale navighi acque turbolente.

Per Ortensio Falco, l’assoluzione è stata ancor più netta: “perché il fatto non sussiste”, una formula che cancella del tutto le accuse, offrendo un senso di giustizia riparativa in grassetto perché il fatto non sussiste, ben oltre quanto deciso in precedenza. Eppure, non tutti i protagonisti di questa saga legale ne usciranno indenni.

Alessandro Falco, ex patron del centro, si vede ridurre la pena a 4 anni e 8 mesi di reclusione, confermando la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, ma assolvendolo dall’ipotesi di intestazione fittizia di beni. Era stato inizialmente condannato a 7 anni in primo grado, un’inversione che sottolinea come il sistema giudiziario pesi ogni prova con attenzione, bilanciando responsabilità e diritti individuali.

In un territorio come la Campania, dove storie di questo genere toccano famiglie, economie locali e il senso di sicurezza quotidiana, questa decisione della prima sezione penale della Corte d’Appello non è solo un capitolo chiuso, ma un invito a riflettere su come la lotta alla mafia influenzi le vite di tutti, intrecciando destino personale e benessere collettivo.

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