Lun. Gen 26th, 2026

Arrestato a Napoli un 58enne per tentato strangolamento dell’ex moglie

Arrestato a Napoli un 58enne per tentato strangolamento dell’ex moglie

A Napoli, la paura diventa coraggio: una donna evade dall’incubo dello stalking dell’ex marito, grazie alle amiche che non si arrendono. #ViolenzaDiGenere #StopAlSilenzio

Immaginate una tranquilla serata nel cuore del quartiere San Carlo Arena, a Napoli, dove la routine quotidiana si trasforma improvvisamente in un terrore palpabile. Il 23 gennaio, una donna di 54 anni si è ritrovata intrappolata in un’esplosione di violenza dentro le mura della sua stessa casa, dove l’ex marito, un uomo di 58 anni, l’ha aggredita con calci, sputi e mani serrate intorno al collo come una morsa implacabile.

Era l’ennesima volta, un ciclo di abusi che lei sperava di poter ignorare, convinta che il silenzio potesse far calare il sipario su quell’inferno personale. Ma la realtà, come spesso accade nelle storie di violenza domestica, ha preso una piega ancora più oscura: le aggressioni fisiche si sono trasformate in un’ombra costante, con telefonate ossessive, messaggi vocali intrisi d’odio e minacce di morte che si estendevano persino alle sue amiche più strette.

Quell’uomo non si limitava a tormentarla; si appostava sotto casa, rendendo ogni uscita un atto di coraggio, ogni passo fuori dalla porta una prigione invisibile. La donna, una volta indipendente e radicata nel suo territorio napoletano, si sentiva isolata, come se il quartiere che amava fosse diventato un luogo ostile, dove la libertà era un lusso negato. È in questi momenti che ci si chiede come possa una persona sopportare tanto, e la risposta spesso risiede nella rete umana che ci circonda.

Il potere di un’amicizia che non volta le spalle

Proprio le amiche della vittima hanno fatto la differenza, trasformando la loro paura in un atto di solidarietà. Ricevendo a loro volta minacce, non hanno esitato a stringersi intorno a lei, offrendo il sostegno che spesso fa la differenza in casi come questi. Era domenica, un giorno che per molti simboleggia riposo e famiglia, ma che purtroppo vede spesso esplodere tensioni represse. Convinta dal loro incoraggiamento, la donna ha finalmente varcato la soglia della caserma dei carabinieri di Capodimonte, accolta in uno spazio protetto noto come la “stanza tutta per sé”.

Qui, tra le pareti sicure di quella stanza, ha trovato il coraggio di raccontare tutto: non solo l’aggressione del 23 gennaio, ma l’intero schema di stalking che aveva avvelenato i giorni successivi. È un piccolo ma potente esempio di come, nei quartieri come San Carlo Arena, la comunità possa diventare un’ancora di salvezza, dimostrando che non si è mai veramente soli di fronte al terrore.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, hanno agito con rapidità, raccogliendo prove inconfutabili: messaggi, testimonianze e la dettagliata denuncia della vittima. Questo ha condotto all’arresto dell’uomo, accusato di stalking e maltrattamenti in famiglia, ora rinchiuso in carcere in attesa di giudizio. Casi del genere, purtroppo comuni, ricordano quanto sia fragile il confine tra vita privata e pericolo, e quanto il supporto istituzionale possa cambiare il corso di una storia.

In un territorio come Napoli, dove le storie di resilienza si intrecciano con le sfide quotidiane, questo episodio ci spinge a riflettere su come ogni denuncia possa ispirare altre vittime a farsi avanti, spezzando un ciclo che troppo spesso rimane nell’ombra.

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