Lun. Gen 26th, 2026

Clan emergenti prendono di mira Ciro Basile ai Quartieri Spagnoli

Clan emergenti prendono di mira Ciro Basile ai Quartieri Spagnoli

Un giovane sfiora la morte nei vicoli di Napoli: agguato brutale ai Quartieri Spagnoli #Napoli #Agguato

Immaginate i vicoli stretti e affollati dei Quartieri Spagnoli a Napoli, dove la vita scorre tra grida di bambini e il brusio della città, ma dove improvvisamente l’aria si riempie di colpi di pistola, trasformando una notte tranquilla in un incubo. È ciò che è accaduto a Ciro Basile, un ragazzo di 22 anni, che per un soffio è sfuggito alla morte durante un agguato feroce. Colpito di striscio a un gluteo da uno dei proiettili sparati in rapida successione, Ciro è riuscito a reagire con una prontezza che gli ha salvato la vita, finendo poi al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini e dimesso con una prognosi di dieci giorni. Non si tratta solo di un episodio isolato, ma di un capitolo di una storia più ampia, fatta di tensioni e vendette che affliggono il quartiere, ricordandoci come queste faide tocchino da vicino le vite di giovani come lui, intrappolati in un ciclo di violenza che minaccia il tessuto sociale della comunità.

Gli investigatori, i carabinieri della compagnia Napoli Centro, non hanno dubbi: Ciro non era un passante casuale, ma un bersaglio designato, come rivelano le modalità dell’attacco, con almeno otto o nove colpi esplosi in modo deliberato. Questa aggressione si intreccia con una faida sotterranea che da mesi agita i Quartieri Spagnoli e l’area di piazza Carolina, dove bande di adolescenti armati lottano per il controllo del territorio, in una lotta che sembra uscita da un dramma urbano. È una realtà che fa riflettere su come questi conflitti, spesso alimentati da orgoglio e paura, coinvolgano ragazzi poco più che ventenni, erodendo la sicurezza di un intero quartiere e lasciando famiglie nel terrore.

Al cuore di questa storia ci sono le intercettazioni ambientali, che hanno portato alla luce conversazioni cariche di accuse e sospetti. Due settimane fa, un’operazione ha smantellato un gruppo legato a Vincenzo Giovanni Percich, noto come Jhonny, un giovane leader di una baby gang. Proprio in quelle registrazioni, il nome di Ciro Basile emerge in modo inquietante. Il 18 dicembre 2025, Jhonny racconta a sua madre di aver saputo i nomi di chi ha partecipato a una precedente stesa sotto la sua abitazione: «A me un ragazzo mi ha detto che questi di mezza piazza Carolina… mi ha detto proprio i nomi», specificando P.B., Mario Puggillo e M.C. La madre, a sua volta, afferma di aver riconosciuto una voce, intensificando l’atmosfera di sospetto.

Poi, arriva il colpo più diretto: due giorni dopo, in un’altra intercettazione, la madre di Jhonny dichiara con rabbia, «È stato Ciro Basile», convinta di averlo identificato durante la sparatoria e paventando ripercussioni per il figlio. È un’accusa che, pur non supportata da prove concrete, ha contribuito a creare un clima di ostilità, evidenziando come le voci e i rancori possano escalare rapidamente in queste dinamiche. Eppure, non tutto è lineare; il 25 dicembre, Jhonny stesso fa un dietrofront, insistendo sull’estraneità di Ciro e puntando il dito su altri, come M.C., in base a confidenze ricevute, in un turbine di accuse incrociate che rende ancora più complesso il quadro.

In questo intreccio di dialoghi intercettati e tensioni irrisolte, l’agguato a Ciro Basile appare come l’inevitabile esplosione di una guerra silenziosa tra gruppi giovanili, dove le parole lasciano spazio ai proiettili per affermare il dominio. Anche se Ciro non è mai stato formalmente indagato, il suo nome fluttuava già nelle indagini, e ora qualcuno ha scelto di passare all’azione. Questa vicenda ci porta a riflettere su quanto queste storie di violenza non siano solo cronaca, ma un campanello d’allarme per le comunità come quella napoletana, dove i giovani meritano opportunità, non conflitti che segnano il loro futuro per sempre.

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