Napoli è al centro di una lastra di ingranaggi che mettono a dura prova equilibri politici, informativi e accademici: una rete di pressioni e condizionamenti apparsa nell’ambito dell’inchiesta della Dda partenopea che mira a contenere la stretta governativa sugli esami universitari svolti a distanza. L’ipotesi di corruzione tra privati ha portato in registro degli indagati 22 persone, con perquisizioni a tappeto eseguite dalla Guardia di Finanza. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, tra i destinatari ci sarebbero i vertici del gruppo UniPegaso-Multiversity e figure di primo piano della comunicazione, editoria e agenzie di pubbliche-relazioni.
Al centro dell’attenzione ci sono i nomi di rilievo della governance della piattaforma educativa telematica: Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo; Francesco Durante, amministratore delegato; e altri dirigenti di vertice tra cui Andrea Ferrante, Giampiero Mazza e l’ex dirigente Andrea Buonomo. Ma la rete investigata non si ferma qui: tra gli indagati figurano anche i responsabili di importanti agenzie di comunicazione come Gianluca Comin e Gianluca Giansante di Comin & Partners, oltre ad amministratori delegati di concessionarie e gruppi editoriali di peso nazionale (tra cui Manzoni & C., Gedi, Rcs Media Group, Il Sole 24 Ore, Piemme e Seif) e numerosi direttori di testate e agenzie.
L’ipotesi al centro dell’inchiesta è chiara: gli indagati avrebbero tentato di far pressione sul ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, affinché prorogasse la disciplina eccezionale che, a causa della pandemia, permetteva di sostenere gli esami universitari interamente online. Un progetto di condizionamento che, se confermato, vedrebbe un intreccio tra potere istituzionale, mezzi di informazione e strumenti di persuasione commerciale finalizzato a tutelare interessi economici e di gruppo.
Il contesto non è isolato. Le nuove verifiche si innestano su un filone già noto agli inquirenti, quello aperto a giugno con la discovery della prima tranche d’inchiesta sull’Università Pegaso. Quelle indagini avevano messo in luce un sistema di immatricolazioni considerato irregolare: oltre 4.200 iscrizioni a corsi di laurea e post-laurea prive dei requisiti di legge, realizzate quando la governance della piattaforma era guidata da Danilo Iervolino, ex patron della Salernitana. L’indagine contava inizialmente una quindicina di indagati, ma la magistratura ha progressivamente allargato il quadro a una decina di ulteriori profili, sollevando pesanti interrogativi sulla gestione commerciale e accademica dei titoli di studio digitali.
La vicenda ha acceso un acceso dibattito politico a livello nazionale. Da una parte le opposizioni chiedono normative più stringenti sul modello di business delle università telematiche: Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di urgente intervento per impedire che gli statuti consentano finalità di lucro, annunciando un’interrogazione parlamentare. Dall’altro lato il Movimento 5 Stelle invoca chiarezza da parte del Governo su regole e standard di qualità omogenei, chiedendo che non si ricorra a deroghe. Sull’asse opposto, Italia Viva, guidata da Matteo Renzi, ha espresso una dura critica all’iniziativa, definendola una follia assoluta e, secondo la lettura del caso, aprendo una critica mirata al magistrato inquirente al centro della vicenda.
Stando alle informazioni disponibili, resta da chiarire quale sia la reale portata di queste pressioni e quali siano gli esiti delle perquisizioni e degli atti d’indagine in corso. L’inchiesta continua a muoversi su più fili: dalla governance societaria alle ramificazioni nel mondo dell’informazione, dal possibile condizionamento politico a quello sulle percezioni pubbliche. E resta, naturalmente, da valutare come si svilupperanno le prossime settimane, sia sull’aspetto giudiziario sia sul fronte politico e pubblico.
Secondo le informazioni disponibili e riportate da www.cronachedellacampania.it, il quadro resta estremamente fluido e in evoluzione: una fotografia di conflitti di potere che attraversano università telematiche, aziende editoriali e organi di governo, in una fase di delicate riforme e di scrutinio pubblico. Le prossime settimane saranno decisive per capire se le prove si tradurranno in accuse formali o in mere ipotesi investigative, e quali colpi di scena potranno emergere dall’intersezione tra istruzione, informazione e potere.
