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Cronaca

Siracusa: patto tra clan in carcere per una holding trans-provinciale di droga e telefonini clandestini

Siracusa: patto tra clan in carcere per una holding trans-provinciale di droga e telefonini clandestini

Titolo: Dentro le mura: una holding criminale trans-provinciale nascosta tra le carceri, tra debiti, droga e alleanze ribaltate

Dentro le mura di massima sicurezza, una rete tra clan camorristi ha orchestrato un vero e proprio sistema industriale del traffico di cocaina, gestito anche grazie a telefoni cellulari clandestini in reparti come l’Alta Sicurezza di Siracusa. L’immagine emersa dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Antonino Santoro descrive una confederazione criminale che supera frontiere interne ed eleva i debiti tra broker e fornitori a elemento centrale di un progetto di profitto condiviso. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’indagine coinvolge 13 indagati e 9 ordinanze cautelari, offrendo uno spaccato inquietante delle dinamiche detentive e della logistica criminale “in-house” che prende forma in ambienti apparentemente separate.

La scena chiave è la Casa Circondariale di Siracusa (Cavadonna), dove, nel reparto di Alta Sicurezza (AS3), detenuti di vertice appartenenti a camorre geograficamente distanti – talvolta storicamente contrapposte – sarebbero riusciti a oltrepassare i limiti imposti dalle barriere carcerarie. Il racconto dell’inchiesta parla di una holding trans-provinciale della droga, alimentata da cellulari clandestini e da una rete di recapiti che coordina forniture su più territori. La detenzione, invece di spezzare i legami criminali, diventa terreno di scambio e di controllo, con i debiti di gioco come contagio capace di coinvolgere pezzi di tutto il mosaico criminale campano.

Al centro della ricostruzione c’è il Clan Troncone di Fuorigrotta, legato storicamente all’orbita dei Mazzarella. Il capo-troncone Giuseppe Troncone, attualmente detenuto a Milano Opera, viene descritto come regista di una delicata riconfigurazione interna che ha spinto De Pasquale, organizzatore e broker, a essere l’elemento di raccordo tra fornitori, creditori e intermediari. Dall’altra sponda, la filiera della droga passa per figure di peso della Mazzarella: Barattolo di Forcella, Terracciano e Damiano, con percentuali di debito significative nella somma globale di circa 49mila euro, di cui una fetta consistente attribuita proprio ai Mazzarella. Il peso del debito amplifica la pressione sui vertici di ogni gruppo, spingendoli a una gestione molto pragmatica della crisi.

La logica della gestione dei debiti diventa motore di azioni e decisioni: Troncone avrebbe autorizzato i creditori a procedere con misure forti pur di ristabilire l’ordine interno, intervenendo quando necessario per evitare che una faida tra clan fuori dalle mura risalti all’esterno. Le conseguenze di questa gestione non si limitano agli schieramenti interni: i contatti esterni diventano strumenti di ricatto e controllo, con attori di altre realtà campane che entrano nel meccanismo come “fornitori” e garanti di accordi pesanti.

Il quadro si arricchisce con le presenze di altri sodalizi storici: il Clan Gionta di Torre Annunziata è rappresentato da Coppola (creditore per 11.000 euro) che, attraverso canali trafficati come quelli di Traiano, approvvigionava cocaina e finiva per essere protagonista anche di episodi di violenza riconducibili al patto. Il Clan Avventurato di Acerra è guidato da D’Agostino (7.000 euro di credito) e viene descritto non solo come fornitore, ma anche come organizzatore di estorsioni e truffe agli anziani del Nord Italia, con l’ombra di una dinamica di ricatto che attraversa i confini regionali. E ancora, il Clan Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca è inserito come mediatore dei debiti e tramite di raccordi con i vertici, mentre la figura di Cacciapuoti tenta di gestire la mediazione per azzerare i passivi.

Un anello cruciale dell’indagine è l’asse di garanti che comprende attori dai cartelli storicamente contrapposti ai Mazzarella e ai Troncone: Gianfranco Leva, esponente dei Licciardi, ed Aniello Mosella del clan Giannelli, appaiono nelle fasi decisive dell’accordo all’interno della casa di detenzione. Mosella arriva persino a eseguire materialmente una violenza punitoria su De Pasquale durante una videochiamata di gruppo, destinata a mostrare agli altri creditori la fermezza dell’accordo e la portata trasversale del patto.

Gli attori coinvolti nell’inchiesta, secondo la ricostruzione, includono: tra Troncone, De Pasquale e Vaccaro; tra Mazzarella, Barattolo, Terracciano e Damiano; tra Gionta, Coppola; tra Ferrara-Cacciapuoti, Cacciapuoti; tra Avventurato, D’Agostino; tra Licciardi e Giannelli con Leva e Mosella. Il quadro, al momento, resta ancorato agli accertamenti: 13 indagati, 9 ordinanze cautelari, e una rete che pare dimostrare come i canali della droga e i debiti possano essere orchestrati al di là delle barriere tra provincie, dentro una realtà carceraria in cui lo scontro tra fazioni si trasforma in una logica di profitto comune.

Inchiesta ancora in corso, dunque, e una realtà che mette al centro una constatazione inquietante: le carceri non fermano gli affari, ma rischiano di diventare nodi nevralgici di una rete criminale capace di collegare territori, generare debiti imposti e modificare gli equilibri tra clan anche quando le mura sembrano isolare il mondo esterno.

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