Sequestro a Sant’Antonio Abate: area di 3.000 mq destinata ai servizi di igiene urbana finisce nel mirino delle verifiche ambientali
Un’area industriale di circa 3.000 metri quadrati, utilizzata dalla DM Technology Srl per i servizi di igiene urbana, è stata posta sotto sequestro precauzionale a Sant’Antonio Abate, in via Lenze. L’intervento del 19 ottobre è stato coordinato dalla Procura di Torre Annunziata e condotto dalla Guardia Costiera di Castellammare di Stabia in collaborazione con il Noe dei Carabinieri. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sui profili ambientali e sulla gestione dei rifiuti all’interno di quel sito.
Il provvedimento riguarda i reati di deposito incontrollato di rifiuti, gestione illecita di rifiuti e scarico abusivo di reflui, previsti rispettivamente dagli articoli 255, 256 e 137 del decreto legislativo 152/2006. L’area è anche impiegata come parcheggio per compattatori, spazzatrici e altri mezzi impiegati nella raccolta dei rifiuti per conto di diversi comuni della zona, rendendo particolarmente delicata la gestione del flusso di mezzi e reflui che transitano da quel punto.
Durante il sopralluogo, gli investigatori hanno verificato pratiche critiche: gli automezzi venivano lavati con idropulitrice e i liquidi di lavaggio confluivano, tramite una griglia e una tubazione interrata, in una vasca. Le prove di continuità idraulica, eseguite con un tracciante ecocompatibile, avrebbero indicato che l’impianto di depurazione era spento, non alimentato e in condizioni precarie. I reflui, bypassando il depuratore, sarebbero stati riversati nella fognatura pubblica senza il trattamento previsto. Accanto all’area di lavaggio sono stati trovati circa due metri cubi di fanghi di depurazione depositati a terra e in una vasca, senza adeguate misure di contenimento; parte del materiale sarebbe tracimato verso una griglia di raccolta.
Nel sito sono stati rinvenuti anche cassoni contenenti rifiuti provenienti dalla raccolta urbana e tracce di percolato sul pavimento. Dalle verifiche documentali è emerso che l’area è coperta da un’Autorizzazione Unica Ambientale, originariamente rilasciata a un’altra società e poi volturata alla DM Technology. Tuttavia, quell’autorizzazione riguarderebbe soltanto lo scarico di acque meteoriche, di dilavamento dei piazzali e di acque derivanti dal lavaggio, senza contemplare la gestione o il deposito dei rifiuti presenti nel sito. Per questo i militari hanno sequestrato l’area scoperta, includendo nel vincolo due cassoni di rifiuti urbani, i fanghi e l’impianto di depurazione.
Considerata la funzione pubblica dell’attività, è stato consentito l’accesso agli uffici amministrativi e al deposito delle attrezzature, oltre al transito dei mezzi verso un’area retrostante non interessata dal sequestro. È invece vietato svolgere qualsiasi attività nell’area sottoposta a vincolo cautelare reale. Il procedimento è nelle fasi preliminari e il sequestro dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari. E, come sempre in questi casi, l’indagato gode della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Il quadro locale sulla gestione dei rifiuti e sull’inquinamento del fiume Sarno colpisce perché si inserisce in un contesto di controlli stringenti: Guardia Costiera, Noe e altri corpi hanno portato avanti verifiche coordinate da Arpac nell’ambito del protocollo d’intesa siglato nel dicembre 2025 tra procure campane, Arpac e forze di polizia. Non si tratta di un episodio isolato: a settembre era stata contestata la gestione inadeguata di emissioni e rifiuti in uno stabilimento conserviero di Sant’Antonio Abate; ad ottobre controlli mirati hanno interessato due aziende conserviere tra Nocera Inferiore e Mercato San Severino, con ulteriori misure di vincolo. A marzo, nel quadro dell’operazione “Rinascita Sarno”, furono posti sotto sequestro cantieri navali a Castellammare di Stabia per scarico abusivo e gestione non autorizzata di rifiuti.
La possibilità che si tratte di una risposta continua alle problematiche legate all’inquinamento del Sarno resta aperta. E resta cruciale continuare a distinguere tra fatti accertati, accuse e indagini ancora in corso, nel rispetto della presunzione di innocenza per chiunque risulti coinvolto.
