Titolo: Salerno, Cassazione conferma le responsabilità per la morte di Alessandro Farina: una nuova battaglia di risarcimento
La Cassazione ha definito definitive le responsabilità per la morte di Alessandro Farina, ma la famiglia non ha ancora ottenuto il risarcimento dall’Azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, e l’indagine civile riparte con una causa, secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it.
Alessandro aveva 13 anni nel 2017 quando la sua vita si è spezzata, dopo una diagnosi ritenuta tardiva di diabete mellito di tipo 1 e successive carenze nelle cure. In sede giudiziaria, la Corte di cassazione ha fatto suo l’accertamento delle responsabilità dei due sanitari imputati e della responsabilità civile dell’ente ospedaliero, confermando una ricostruzione che era già emersa nei precedenti gradi di giudizio. I tentativi di arrivare a un accordo, anche mediante mediazione, non avrebbero invece sortito esiti positivi.
Per la famiglia Farina interviene ora una nuova azione civile mirata al risarcimento dei danni. L’appello è accompagnato da una richiesta di chiarezza, perché, come ricorda la madre di Alessandro, “Non c’è somma che possa restituirmi Alessandro, ma non è giusto costringere una famiglia, dopo tre gradi di giudizio, ad affrontare un altro calvario”. La donna puntualizza anche la necessità di capire se siano stati adottati provvedimenti nei confronti dei sanitari coinvolti.
Nel contesto di questa nuova fase legale, Morra invoca anche un intervento istituzionale: chiede cioè che il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, si pronunci sulla vicenda, nell’ottica di fare luce su eventuali provvedimenti e sulla necessità di una maggiore trasparenza nei confronti della famiglia e della gestione ospedaliera.
La madre di Alessandro evidenzia la propria intenzione di ottenere risposte precise, oltre al riconoscimento delle responsabilità già accertate in sede giudiziaria. “Alessandro non è un numero di procedimento, era mio figlio. Non cerco vendetta, chiedo giustizia, trasparenza e rispetto per una famiglia che ha già pagato il prezzo più alto”, ha rimarcato, rimettendo al centro della vicenda la dignità del ragazzo e della sua famiglia.
La domanda ora è capire quali passi resteranno da definire: resta da chiarire perché non sia stato possibile chiudere la vertenza per il risarcimento nonostante la conferma delle responsabilità; resta da verificare se si sia intervenuti con provvedimenti disciplinari sui sanitari coinvolti e quali nuove prospettive possano aprirsi in attesa della definizione dell’ulteriore contenzioso civile. In questo contesto, la famiglia continua a chiedere non soltanto un risarcimento economico, ma anche una trasparenza che permetta di conoscere le ragioni di eventuali rallentamenti e la coerenza delle decisioni prese lungo tutto il percorso giudiziario.
