Minicar come arma: due minorenni confessano le aggressioni contro l’attore Iacopini; sequestrata la vettura chiave a Monteverde
Due minorenni hanno confessato di aver preso parte alle sei aggressioni registrate tra Monteverde e Testaccio nelle notti del 4 e 5 ottobre, utilizzando una minicar nera come veicolo. L’indagine della Procura di Roma è a un passo da chiarire la dinamica dei fatti e i ruoli dei ragazzi coinvolti, tra cui un 17enne che risultava proprietario del mezzo. L’attore Davide Iacopini resta in ospedale in prognosi riservata, e la vicenda è al centro di una indagine ancora in evoluzione.
La svolta è arrivata grazie al lavoro incrociato di forze dell’ordine e personale tecnico. Nella notte, i Carabinieri della Compagnia di Roma San Pietro e gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, hanno posto sotto sequestro la minicar ritenuta utilizzata nelle aggressioni. Le caratteristiche del mezzo – carrozzeria nera, adesivi con cobra, luci led sul frontale e una luce rossa sulla targa – hanno trovato corrispondenza con quanto ricostruito dalle testimonianze raccolte in città. Un adesivo con il numero di telefono del meccanico ha permesso agli investigatori di risalire al proprietario: un ragazzo di 17 anni che vive a Monteverde; il passeggero, amico e complice, risiederebbe invece nel quartiere Testaccio. La testimonianza del meccanico è stata decisiva: disse di aver montato i led sulla targa e l’adesivo del serpente, elementi che hanno consentito di collegare l’auto agli episodi.
Il passo successivo dell’inchiesta ha portato all’individuazione anche del secondo giovane coinvolto. Analizzando il profilo social del 17enne proprietario, gli investigatori hanno individuato il coetaneo a bordo della minicar durante le fasi delle aggressioni. Il ragazzo di Testaccio ha riconosciuto il cappellino trovato in strada dopo una delle aggressioni, consolidando la corrispondenza tra oggetto trovato e occasione dei raid. Da fonti investigative è emerso che i due avrebbero anche una denuncia per un furto commesso insieme in passato.
L’indagine ha visto un ruolo chiave anche nel lavoro diagnostico e tecnico: le Sezioni Cyber Investigation e Rilievi Tecnico-Scientifici dei Carabinieri del Nucleo Investigativo e del RIS di Roma hanno fornito elementi utili a corroborare la tesi che la minicar sequestrata fosse effettivamente il veicolo delle sassa di aggressioni. In caserma, durante l’interrogatorio notturno, i due hanno ammesso i fatti. Sul posto, i magistrati hanno esaminato anche dati di localizzazione reperiti su dispositivi mobili, tra cui un’applicazione utilizzata per monitorare i movimenti. L’analisi del GPS è stata ritenuta utile per confermare la presenza dei giovani sui luoghi degli episodi.
Secondo quanto emerso, i due minori hanno festeggiato il compleanno di uno di loro nelle ore precedenti agli attacchi. L’indagine approfondita sta ora verificando se altre tracce digitali o testimonianze possano ulteriormente delineare la responsabilità individuale. Al termine degli interrogatori, i ragazzi sono stati denunciati a piede libero per tentato omicidio; ora spetterà alla Procura dei Minori valutare l’impianto accusatorio e disporre eventuali misure cautelari o provvedimenti a loro carico.
Davide Iacopini rimane ricoverato in ospedale, e la sua condizione non è stata ancora definita. La dinamica complessa delle sei aggressioni – una sequenza che ha coinvolto la minicar e due ragazzi legati da rapporti di amicizia e, apparentemente, da precedenti penali – è al vaglio degli inquirenti. L’attenzione è ora rivolta a chiarire la responsabilità individuale e a capire se vi siano responsabilità di altri soggetti o contesti che possano aver facilitato o incentivato i raid.
Secondo le informazioni disponibili e riportate da cronache locali, la procura dei minori valuterà se esistano margini per misure diverse dall’é stato libero o se siano necessari specifici interventi di sostegno e controllo. L’inchiesta resta aperta: i tempi e i prossimi passi dipenderanno dall’esito degli accertamenti tecnici e dalle eventuali collaborazioni future tra testimoni e locali commerciali interessati.
Secondo le informazioni disponibili, e come emerge dalla ricostruzione pubblicata da www.cronachedellacampania.it, la chiave dell’indagine è stata individuata proprio grazie al contributo di un meccanico e al rinvenimento della minicar sequestrata, elementi che hanno permesso di mettere a fuoco i contorni di una notte che resta al centro dell’attenzione investigativa.
