Roma – I giudici del Tribunale del Riesame hanno respinto la versione fornita da Valter Lavitola sull’attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre dello scorso anno a Pomezia, mettendo in luce tre presunte bugie considerate decisive: sopralluogo, movente e modalità dell’azione. Il dispositivo motivazionale, lungo 31 pagine, contesta anche la versione dell’indagato per la mancata scarcerazione del faccendiere detenuto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato.
Nel corso della ricostruzione operativa, i magistrati smontano la narrazione presentata da Lavitola, concentrandosi su fatti verificabili e su elementi probatori concreti. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, il sopralluogo davanti all’abitazione di Ranucci è rivelato come un atto pianificato: il 15 ottobre 2025 Lavitola e Gomes Clesio Tavares si trovavano in zona nel primo pomeriggio, situazione che, a parere dei giudici, esclude l’ipotesi di un incontro casuale e lascia intendere una finalità operativa ben definita. “E’ evidente che il ricorrente si è recato sul posto per mostrare al suo uomo di fiducia il luogo dove doveva essere compiuto l’atto dinamitardo”, è la valutazione contenuta nelle motivazioni. Seppure fosse stato possibile incontrare Ranucci, la corte sottolinea che la condotta è coerente con la preparazione dell’attacco, non con una semplice visita.
La seconda menziona riguarda la modalità operativa dell’attentato. Lavitola ha dichiarato che il primo input a Gomes non fosse l’esplosivo, ma la possibilità di sparare tre o quattro colpi di pistola. I giudici ribaltano questa versione, evidenziando l’assoluta lealtà tra i due indagati e escludendo che Tavares possa aver agito autonomamente. L’ipotesi sostenuta dall’accusa – che Lavitola avesse fornito istruzioni precise per l’esecuzione – viene considerata dalla Corte come più verosimile, tenuto conto del legame quasi filiale tra i due.
Quanto al movente, la cornice resta quella di una pista politica. I magistrati non escludono che la causalità dell’atto dinamitardo possa essere stata orientata anche a favorire l’aumento della visibilità mediatica di Lavitola, proteggendolo in vista di iniziative legate al programma Report e, potenzialmente, di un possibile rafforzamento del consenso politico. La potenziale matrice politica viene ritenuta “accreditata” dalla Procura, dal Gip e dalle forze dell’ordine, pur restando aperta la necessità di ulteriori elementi per una conferma definitiva.
L’eventualità di una “aggravante mafiosa” è invece confermata dai giudici, che dipingono Lavitola come una figura dalle “gravi modalità” e con una propensione al delinquere non comune. La Corte richiama il fatto che l’esplosione davanti all’abitazione di Ranucci avrebbe avuto conseguenze potenzialmente ben più gravi, considerandola emblematicamente intimidatoria e coerente con una logica mafiosa. Inoltre, resta giustificata la permanenza in carcere per timore di influenza sulle dichiarazioni del coindagato e per il pericolo di fuga.
Infine, la motivazione non trascura l’elemento depistante. La ricostruzione richiama l’episodio in cui Lavitola avrebbe tentato di contattare Autieri per indirizzare le indagini su una cosiddetta “pista israeliana”, un indizio che i magistrati annotano come parte di un tentativo di deviare l’esame dei fatti.
Restano da chiarire alcuni anelli della vicenda, tra profili politici, dinamiche interne al programma televisivo e possibili intrecci tra potere mediatico e interesse giudiziario. L’ordinanza del Riesame, pur fissando un quadro duro nei confronti della versione dell’indagato, mantiene aperta la strada a ulteriori verifiche e a eventuali nuove evoluzioni processuali. Le autorità hanno annunciato che gli accertamenti proseguono per definire con maggiore precisione la sequenza degli eventi e il peso delle responsabilità.
Secondo quanto riportato, dunque, il Riesame ha rifiutato la scarcerazione e ha avvalorato una lettura dei fatti orientata a una responsabilità significativa, mantenendo però ferma la presunzione di innocentia fino a sentenza definitiva. La vicenda resta sotto controllo giudiziario, con la dimensione politica e la possibile influenza sul contesto mediatico come elementi centrali della ricostruzione.
Fonte: www.cronachedellacampania.it.
