Titolo: Decapitazione di due fazioni camorristiche a Torre Annunziata: un’operazione antimafia che riflette una nuova generazione di violenza
Torre Annunziata è al centro di una pagina di cronaca giudiziaria che mette in luce una circonvallazione di potere all’interno della camorra locale: due fazioni rivali, il clan Gionta e il gruppo emergente conosciuto come IV Sistema, hanno visto colpita la loro leadership con un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marco Discepolo. L’intervento è frutto di una collaborazione tra la Polizia di Stato – Squadra Mobile di Napoli e Commissariato di Torre Annunziata – e la Direzione Distrettuale Antimafia, ed è stato presentato come un significativo tentativo di spezzare una spirale di violenza che va avanti da mesi.
L’indagine, che mette a fuoco una lunga stagione di tensioni e vendette, prende le mosse da una escalation registrata tra primavera e inizio estate 2025. Il fulcro dell’apparato repressivo è stato la maxi-rissa avvenuta il 19 maggio 2025 all’interno del centro commerciale Maximall, dove le fazioni hanno acceso una violenza che ha interessato non solo alcuni componenti della “vecchia guardia” ma anche i soggetti ritenuti affiliati ai due schieramenti. Stando alle prime ricostruzioni investigative, la contesa di dominio tra le due fazioni è esplosa in un contesto pubblico, tra avventori impauriti e personale di sicurezza costretto a intervenire con difficoltà. Secondo quanto riportato, l’episodio ha avuto come epicentro un locale situato in una zona che le indagini identificano come area di influenza della IV Sistema.
La risposta il giorno successivo non si è fatta attendere. Il 21 maggio 2025, secondo gli investigatori, la cosca Gionta ha assunto una funzione di deterrente esplicita, indirizzata contro chi era ritenuto vicino al gruppo rivale: un commerciante della zona è stato aggredito in modo mirato e il tentativo è apparso finalizzato a imporre la chiusura di attività ritenute vicine al IV Sistema. La dinamica dell’episodio, stando alle verifiche, ha previsto l’uso di casco protettivo come strumento di minaccia, a braccio di ferro tra le due parti in una cornice di intimidazione continuata, con una serie di episodi che, secondo gli inquirenti, si sarebbero ripetuti in aprile e maggio 2025.
Nel pieno pomeriggio del 20 maggio 2025 si registra un ulteriore salto di livello: una “stesa” a colpi di arma da fuoco, operata da alcuni indagati mentre sfrecciavano a bordo di scooter nel quartiere Penniniello, nel tentativo di creare un gigantesco effetto di terrore tra i membri ritenuti affiliati al IV Sistema. L’episodio è stato tratteggiato dagli investigatori come un passaggio significativo nel rafforzamento della capacità di intimidazione della congiunta rete criminale, con conseguenze immediate sul clima di sicurezza della zona.
Tra i profili emersi nel contesto dell’inchiesta figura Marco Scognamiglio, 25 anni, noto nel mondo musicale per il soprannome di Marco Marciano, cantante neomelodico, descritto dagli inquirenti come parente di alcuni esponenti della famiglia Gionta. Scognamiglio è stato posto agli arresti domiciliari insieme a Ernesto Gionta, 22 anni, entrambe misure che i difensori hanno contestato in sede di versamento delle accuse. All’opera di interdizione giudiziaria partecipano anche i vertici storici della cosca Gionta e ulteriori affiliati ritenuti centrali nel quadro della dinamica associativa: Valentino Gionta, 35 anni, oltre ad altri soggetti riportati come coinvolti nelle fasi operative della trattativa criminale.
L’elenco degli arresti indicato dagli ufficiali di polizia comprende: Valentino Gionta (35) [cercato, secondo atti giudiziari ritenuto destinatario di misura cautelare e indicato tra i principali esponenti], Jonathan Falanga (23), Salvatore Iovene (23), Salvatore Malvone (38), Vincenzo Di Salvatore (35), Vincenzo Della Ragione (33) e Luigi Sperandeo (34). In parallelo, agli arresti domiciliari sono stati portati Marco Scognamiglio, in arte Marco Marciano (25), e Ernesto Gionta (22). Infine, rientra tra le note di aggiornamento la figura di Valentino Gionta, indicata negli atti come ricercato irreperibile al momento del blitz, descritta dall’autorità investigativa come rampollo dell’omonimo clan e destinatario di misura cautelare.
Secondo quanto riporta cronachedellacampania.it, l’operazione ha l’obiettivo di restituire una stabilità al tessuto commerciale e sociale della zona, che aveva visto una crescita di episodi di intimidazione e di violenza nelle aree di influenza delle due fazioni, tra Massimall e il rione Penniniello. Le autorità hanno ricordato che il quadro resta in evoluzione: restano da chiarire i contorni di movimenti, alleanze e responsabilità precise, nonché l’esatta articolazione delle attività criminali tra i vari livelli gerarchici.
In questa fase, la cornice giudiziaria resta improntata a cautela e presunzione di innocenza. Le indagini continuano per verificare la reale portata delle responsabilità e per definire i futuri sviluppi processuali. Restano aperti, inoltre, gli elementi che riguardano la logistica degli attentati, la rete di contatti interni al territorio torrese e la possibile estensione dell’“influenza” di IV Sistema oltre la zona d’origine.
Questo sviluppo rafforza la lettura di un cambiamento generazionale all’interno di due gruppi che hanno deciso di proiettare la loro violenza in una dimensione pubblica, con la città come palcoscenico e con i centri commerciali come terreno di scontro. L’indagine continua a scavare, con la Dda e le forze dell’ordine impegnate a verificare se le dinamiche registrate fin dall’inizio del 2025 siano il preludio di una riorganizzazione più ampia della criminalità nell’area. Le autorità non forniscono al momento ulteriori dettagli su eventuali arresti o misure cautelari future, ma promettono aggiornamenti man mano che emergono nuovi elementi.
