Titolo: Pegaso sotto inchiesta: una rete di centri, esami a distanza e titoli facili al centro dell’indagine napoletana
Napoli — Una cornice inquietante emerge dall’inchiesta curata dalla Direzione Distrettuale Antimafia: una rete parallela al mondo accademico telematico capace di gonfiare la platea degli studenti e di certificare titoli senza le necessarie lezioni. È il quadro delineato dalla Procura di Napoli che coinvolge Danilo Iervolino, fondatore ed ex dominus dell’Università Telematica Pegaso. L’inchiesta getta luce su un meccanismo strutturato, dove controlli apparenti e logiche commerciali si intersecano con la governance dell’ateneo.
La vicenda è stata intrecciata, secondo l’accusa, a un’indagine parallela condotta dalla Guardia di Finanza: il 6 ottobre scorso è stato eseguito un decreto di perquisizione nei confronti dei vertici di Multiversity, centrato sul dossier riguardante istigazione e corruzione tra privati. Secondo quanto riportato, la perquisizione rientrerebbe in un quadro più ampio di controlli e verifiche che riguardano l’intera filiera legata all’offerta formativa online. Come emerge dalle ricostruzioni, la DDA ha individuato nel sistema una struttura organizzata, in cui l’operatività non si è mai arrestata nemmeno al momento della cessione formale dell’ateneo. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la Guardia di Finanza avrebbe agito nell’ambito di questa indagine parallela e avrebbe oscurato passaggi specifici dell’inchiesta.
Secondo l’accusa, Iervolino sarebbe stato il vertice del sodalizio, ricoprendo ruoli chiave come proprietario e presidente del Senato Accademico e del CdA fino al maggio 2022. Gli scenari descritti dai magistrati indicano che l’imprenditore avrebbe ideato e strutturato l’associazione crime, reclutando i sodali e dirigendo l’intera attività. L’obiettivo sarebbe stato cristallino: espandere la base degli studenti attraverso una fitta rete di poli territoriali, chiamati E-Learning Center Point (ECP), trasformando l’offerta formativa in una leva di business capitalistamente redditizia per gli interessi della struttura.
Il meccanismo delle “qualifiche facili” è al centro delle accuse. Le indagini hanno individuato percorsi accademici definiti “fittizi” e un assente controllo documentale capace di garantire crediti non giustificati. Tra le ipotesi emerse, si citano i corsi ALFO per Educatori: immatricolazioni di candidati privi dei requisiti richiesti, una tesi-definition e un solo esame finale per conseguire 60 Crediti Formativi Universitari (CFU), utili per l’accesso al secondo anno della laurea triennale L19. In ambito sanitario, si parla di master ritenuti inesistenti, pur con il rilascio di titoli finali; e nel tirocinio obbligatorio, attestazioni di espletamento non maturate sul campo, che avrebbero garantito agli studenti una quota consistente di CFU non reali.
All’interno dell’apparato, la gestione tecnica e amministrativa rivestiva un ruolo cruciale. La rete interna, secondo l’impianto accusatorio, funzionava grazie a un organigramma che vedeva il direttore amministrativo Rita Ricciardi impartire indicazioni operative a beneficio della piattaforma, etichettando le immatricolazioni con diciture come “convenzione terzo settore” o “codice Genius”. Tra i nomi emersi figurano figure chiave legate all’area scuola e alla rete ECP Centro-Sud, tra cui un referente che, secondo quanto riferito, era anche sindacalista e deceduto a fine 2025, insieme a Calogero Di Carlo, responsabile della rete ECP Centro-Sud, a Daniela Petruzzelli e Pasquale Pelella, funzionari delegati alle prevalutazioni e ai corsi post-laurea, nonché Antonio Tufano, allora responsabile dell’ufficio informatico, accusati di agevolare il superamento delle prove da remoto attraverso l’accesso e la verbalizzazione abusiva delle tracce.
La vicenda non si esaurisce con l’uscita di Iervolino dall’amministrazione. L’inchiesta segnala una continuità della rete criminale anche sotto la gestione legata al fondo CVC, con ex amministratore delegato di Multiversity, Fabio Domenico Vaccarono, e il direttore operativo Andrea Buonomo tra gli indagati per associazione a delinquere. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, la nuova governance avrebbe mantenuto in essere le stesse modalità di esame da remoto introdotte dall’ex dominus, demandando al personale amministrativo la visione e la verbalizzazione delle prove, per via della cronica assenza di professori di ruolo, e non avrebbe sanato posizioni di studenti con carriere irregolari. L’obiettivo, sembra, era preservare i bonus aziendali legati all’aumento delle immatricolazioni, fino al tentativo di costruire una “rete di protezione mediatica” per spegnere l’inchiesta al momento della scoperta.
Gli accertamenti sono ancora in corso, e la DDA mette in guardia: restano da chiarire ruoli, responsabilità e moventi, senza anticipare sviluppi. L’indagine, infatti, continua a seguire i fili delle responsabilità, distinguendo tra ciò che è accertato e quanto invece è ancora oggetto di verifica. In campo giudiziario, la prudenza resta la bussola: al momento, nessuna persona è dichiarata colpevole, ma sono in corso verifiche su ruoli e condotte potentialmente legate a un sistema che, se confermato, avrebbe minato la fiducia nell’offerta formativa online e nelle certificazioni rilasciate dall’ateneo.
Nota: contenuti basati su quanto riportato e verificato dall’inchiesta in corso. Restano da chiarire sviluppi, responsabilità e gli esatti filoni investigativi. Emerge però una narrazione di un meccanismo organizzato, in cui l’esigenza di crescita economica appare essere stata una leva cruciale per la gestione accademica, con ripercussioni ancora da definire per studenti, dipendenti e stakeholder coinvolti.
