Castellammare di Stabia, un’inchiesta della Guardia di Finanza ha riaperto la tragica vicenda di una nascita finita in lutto: la dottoressa Eutalia Esposito è agli arresti domiciliari e tre colleghi sono sospesi, nell’ambito di un’indagine su presunti reati sanitari.
Le ricostruzioni disponibili indicano che i fatti risalgono al marzo di due anni fa: al San Leonardo di Castellammare di Stabia una nascita seguita da complicazioni divenne fatale per il neonato Salvatore Abrunzo, che morì dopo un mese di degenza in terapia intensiva neonatale. La storia, inizialmente annotata tra le carte come una tragica fatalità, ha assunto una dimensione giudiziaria solo nelle ultime ore in seguito alle verifiche della Guardia di Finanza. Secondo le informazioni disponibili e riportate da www.cronachedellacampania.it, l’indagine ha messo in evidenza una gestione che gli investigatori ritengono non conforme ai protocolli.
Secondo l’accusa, di fronte alle possibili conseguenze penali, il personale avrebbe elaborato una strategia di autodifesa: una messa in scena per imputare la tragedia a una fatalità già scritta dal destino, includendo l’asserita presenza di un nodo sul cordone ombelicale, dettaglio che, se reale, avrebbe spiegato l’impossibilità di salvare il bambino.
Uno degli elementi centrali dell’inchiesta riguarda la distruzione delle prove: cordone ombelicale e placenta sarebbero stati smaltiti nel giro di poche ore, violando i protocolli di conservazione e tracciabilità previsti in casi di eventi avversi. Non solo la materia biologica: la cartella clinica sarebbe stata manomessa con alterazioni degli orari di intervento, delle fasi operative e della registrazione delle schede di andamento del parto, con l’obiettivo di costruire un quadro di perfetta aderenza alle prescrizioni del manuale medico.
Secondo quanto contestato, il piano di depistaggio prevedeva anche la predisposizione di versioni concordate da fornire agli inquirenti nelle prime sommarie informazioni, al fine di fugare qualsiasi sospetto e di presentare una narrazione coesa dell’evento. L’approccio, descrive la Procura, sarebbe stato promosso con il peso di un reparto guidato dall’Esposito, in un ambiente che colleghi e teste indicate descrivevano come fortemente gerarchico.
La svolta investigativa è arrivata grazie all’attività della Guardia di Finanza: incroci di tabulati, analisi dei registri d’ingresso del personale e raffronti tra i diari di bordo della sala parto e le schede di ricovero hanno evidenziato incongruenze temporali e differenze nelle deposizioni precedentemente consolidate. L’esecuzione dell’ordinanza cautelare è avvenuta ieri, 7 ottobre 2026: l’arresto domiciliare della dottoressa Esposito, 71 anni, è stato affiancato dalla sospensione dall’esercizio della professione e dai pubblici uffici per dodici mesi nei confronti di Salvatore Ercolano, Natalina Buono e Roberta Vinaccia.
La procura ha qualificato le accuse in modo articolato: omicidio colposo in ambito sanitario, falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale, frode in processo penale e depistaggio. La coppia di Torre Annunziata coinvolta nella vicenda ha atteso due anni per una risposta definitiva; ora si apre la serratura di un procedimento che metterà a confronto la versione iniziale con le nuove evidenze raccolte dalle procure e dalle Fiamme Gialle.
Resta da chiarire quale sia l’esito delle procedure in corso e quali ulteriori sviluppi possano emergere dalle udienze. Quello che si sa è che il parto, il ricordo della perdita e le vite di chi lavorava in quel reparto incrociano ora i corridoi della giustizia: l’indagine, da una narrazione di fatalità, passa a un processo in cui l’accusa contesta comportamenti che potrebbero aver tradito il giuramento di Ippocrate e la normativa dello Stato.
