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Napoli: rogo alla Città della Scienza, ex custode condannato a 5 anni e 4 mesi; prescrizione sul primo capo

Rogo alla Città della Scienza: ex custode condannato a 5 anni e 4 mesi nel quarto processo d’Appello

Napoli – Nel quarto processo d’Appello relativo al rogo che il 4 marzo 2013 devastò la Città della Scienza di Bagnoli, Paolo Cammarota, ex custode dell’impianto, è stato condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Una sentenza che chiude un importante capitolo della vicenda giudiziaria legata al disastro.

La ricostruzione della procedura mostra una traiettoria articolata: l’imputato, fin dall’inizio, ha sempre negato le accuse; dopo diverse fasi, l’esito è passato per la Cassazione, che aveva accolto l’impugnazione della pubblica accusa e rinviato la processo a una nuova tornata della Corte d’Appello, questa volta presieduta da Carmela Iorio. In quella cornice di iter giuridico, la vicenda ha visto svariate pronunce e contrapposizioni tra parti processuali, fino all’esito definitivo di ieri.

La sentenza odierna è arrivata con una peculiarità: è stata dichiarata la prescrizione del primo capo di imputazione. In sostanza, una parte delle imputazioni originarie non potrà più essere perseguita in sede giudiziaria, mentre resta il dato di fatto del rogo e della responsabilità contestata in relazione agli altri capi di accusa.

Si tratta dell’ottavo processo celebrato sul disastro di Città della Scienza, una vicenda che ha attraversato decenni di contenziosi e che ha coinvolto diverse fasi investigative e giudiziarie. Cammarota, che ha sempre sostenuto la propria innocenza, ora guarda al possibile ricorso in Cassazione, annunciando di voler impugnare la decisione e chiedere una nuova valutazione della posizione processuale.

L’impianto di Bagnoli resta al centro di riflessioni sull’assetto della sicurezza e sulla gestione delle strutture culturali. La vicenda, già segnata da diverse pronunce, evidenzia come la giustizia possa muoversi su sentieri complessi in ambito di responsabilità individuali e di procedure cautelari, con esiti che cambiano nel tempo a seconda delle diverse interpretazioni giuridiche.

L’esito odierno, per quanto atteso da chi aveva seguito il caso, va letto anche come parte di una lunga stagione processuale in cui la Corte suprema ha interagito con le Corti d’Appello in più tornate, alimentando una dinamica di rinvii e rivalutazioni che ha accompagnato i disegni di indagine su quello che resta uno dei disastri più ricordati della scena napoletana.

In chiusura, resta da osservare se saranno avviate nuove iniziative legali o se si chiuderà ufficialmente la fase processuale relativa a questa porzione di imputazioni. Il quadro resta, in parte, delineato: prescrizione su una parte delle accuse, condanna su un’altra, e la possibilità di nuove mosse dalla difesa.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda resta sotto i riflettori non soltanto per l’impatto sull’area di Bagnoli, ma anche per le implicazioni che potrebbe avere sul modo in cui la giustizia affronta temi di sicurezza, responsabilità e gestione dei patrimoni culturali in Campania.

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