Napoli è al centro di una nuova fase dell’inchiesta che riguarda Unipegaso-Multiversity. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, una rete di rapporti tra gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie e vertici aziendali avrebbe tentato di condizionare la pubblicazione di notizie relative alle verifiche sull’università telematica, affinché l’immagine del gruppo non risultasse intaccata.
Le acquisizioni investigative, coordinate dalla Procura di Napoli, hanno portato al decreto di perquisizione eseguito il 6 ottobre. Nel mirino ci sarebbero 22 indagati, tra i vertici editoriali e i responsabili giornalistici delle principali testate italiane, ritenuti coinvolti in un quadro che comprende presunte condotte illecite legate al gruppo Multiversity e al fondo di cui fa parte UniPegaso. La matrice dell’indagine si interseca con il primo filone aperto sull’università, già al centro di altre accuse che vedono coinvolti esponenti di rilievo del settore accademico e mediatico.
La vicenda, che si intreccia con tensioni tra potere politico e informazione, è stata descritta come una partita su cosa si possa raccontare e come si possa raccontare. Secondo una ricostruzione in mano agli investigatori, la dinamica sarebbe partita dall’esigenza di gestire in modo mirato l’impatto economico e reputazionale delle inchieste sull’ente universitario e sul gruppo Multiversity. In questo contesto, la ministra in carica, ascoltata dai magistrati il 2 aprile scorso, non risulta indagata; tuttavia, la contestazione enfatizza come sia stato difficile far fronte alle pressioni provenienti da alcuni interlocutori legati all’indagine. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, sarebbe emersa una reazione di fermezza che ha imposto una linea di rigore nella gestione delle richieste di agevolazioni o di proroghe.
La nuova fase dell’indagine ha messo a fuoco una “rete” di contatti tra i responsabili del fondo e i ragazzi dirigenti delle testate. La scoperta, avviata a giugno scorso con l’indagine sull’immatricolazione in assenza di requisiti, ha fatto emergere una figura chiave: Vaccarono, presidente di Multiversity, accompagnato da collaboratori di alto profilo. L’obiettivo dichiarato, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di ottenere promesse, erogazioni o riattivazioni di investimenti pubblicitari in cambio di favoreggiare, attraverso articoli o titoli, un’immagine meno compromettente del gruppo. L’indagine descrive inoltre una campagna di mediazione che avrebbe coinvolto direzioni editoriali e agenzie, con l’intento di ritardare o attenuare notizie sgradite.
Tra i contatti intercettati compaiono nomi di spicco del giornalismo nazionale: contatti con Seif, editore de Il Fatto Quotidiano, e con il direttore Peter Gomez; con Fiorenza Sarzanini, co-direttrice del Corriere della Sera, e con altre realtà come Domani, Fanpage e Repubblica. In alcuni casi, secondo l’accusa, i vertici di UniPegaso avrebbero proposto aumenti consistenti degli investimenti pubblicitari o nuove forme di collaborazione, talvolta riuscendo a far avanzare richieste di modifica di contenuti o di titoli. In una delle più chiacchierate ricostruzioni, Vaccarono avrebbe tentato di indirizzare un articolo online chiedendo di cambiare una formulazione, proponendo un intervento “in tempo reale” sui contenuti.
L’elenco degli indagati comprende figure di vertice di diversi gruppi editoriali: Vaccarono e Durante per il gruppo Multiversity; Comin e Giansante di Comin Partners; Mazza di Cvc Adviser Italia; Buonomo di Multiversity; Mirja Cartia d’Asero e altri dirigenti di gruppi come Gedi, Rcs, Il Fatto Quotidiano, Il Foglio, Il Sole 24 Ore e Italpress. Nell’ordinanza di indagine figurano anche nomi di amministratori delegati e dirigenti legati a Piemme, Cairo-Rcs, Libero e City News. Va ribadito che, come sempre in queste circostanze, tutti gli indagati hanno diritto alla presunzione di innocenza.
L’inchiesta resta ancorata al principio di prudenza procedurale: resta da chiarire quale sia stato l’effettivo peso delle pressioni sull’informazione e quali contenuti, se qualcuno li ha effettivamente influenzati, siano stati modificati o ritardati per motivi legati agli interessi del gruppo. I magistrati hanno già annunciato che gli avvisi di garanzia permetteranno agli indagati di difendersi e di contestare le ipotesi formulate.
La portata di questa indagine è destinata a rimettere in discussione il confine tra economia della pubblicità e libertà di informazione. La procura continua a strutturare i passi successivi, con l’auspicio che le guide editoriali coinvolte possano fornire chiarimenti completi sulle dinamiche in atto. In un contesto territoriale dominato da Napoli e dalla Campania, la vicenda assume rilievo nazionale per quanto riguarda i rapporti tra potere mediatico e potere economico.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda resta in trasformazione e necessità di ulteriori verifiche, con il fronte giudiziario che continua a muoversi tra perquisizioni, acquisizioni documentali e interrogatori.
Nota: i protagonisti della vicenda godono della presunzione di innocenza fino a prova contraria e la redazione continua a monitorare gli sviluppi.
