Napoli si intreccia nuovamente tra diritto, burocrazia e bisogni concreti di una persona che dipende da ausili medici davvero mirati. Tre mesi dopo una sentenza del Tribunale di Napoli che aveva riconosciuto a Christian Durso il diritto a una carrozzina elettronica appositamente prescritta dai medici specialisti, la somministrazione del dispositivo resta bloccata per via di un appello presentato dall’ASL Napoli 1 Centro. Il risultato è una nuova attesa che rischia di tradursi in ulteriore handicapo per l’autonomia quotidiana dell’uomo, affetto da atrofia muscolare spinale (SMA). Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la situazione ha già trascinato Durso oltre la soglia di una semplice pratica burocratica, trasformandosi in una questione di dignità e di diritti concreti da garantire subito.
Il contenzioso giudiziario aveva indicato chiaramente una responsabilità dell’ASL nell’assumersi interamente la spesa della carrozzina specializzata e delle spese legali, imponendo un presidio che rispondesse alle specifiche esigenze cliniche. L’esecutività della sentenza, però, è stata messa in stand-by dall’appello della parte pubblica, un passo che ha avuto come effetto immediato la perdita di tempo per l’intero processo di fornitura e di adeguamento dell’ausilio. Nel frattempo la carrozzina attualmente in uso da Durso è dichiarata fuori produzione e iriparabile per la mancanza di pezzi di ricambio, aggiungendo un ulteriore livello di criticità all’emergenza personale.
Il nodo tecnico corre parallelamente al contrasto tra necessità cliniche e parametri contabili della sanità pubblica. Il modello richiesto rientra tra i dispositivi “extra LEA” — non inclusi negli elenchi standard del Servizio Sanitario Nazionale — ma i medici hanno evidenziato che le funzioni richieste sono essenziali per la patologia di Durso: basculamento elettronico, reclinazione fino a 180 gradi, elevazione e verticalizzazione in tre fasi e altezze minime da terra adeguate al contesto fisico dell’utente. L’ASL, dall’altra parte, sostiene che tali funzioni configurerebbero elementi non strettamente necessari e che l’erogazione integrale potrebbe comportare un danno erariale. Una lettura che gli avvocati di Durso e l’associazione sportello per i diritti delle persone con disabilità respingono come opposta al buon uso delle risorse pubbliche, sottolineando però che imporre un ausilio inadeguato finisce per generare costi aggiuntivi in sanità e assistenza nel lungo periodo.
Aggiunge contenuto politico e sociale la cornice del XXIII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, in corso a Napoli, dove è in programma un panel sul tema dei diritti delle persone con disabilità. Qui si è svolto un momento di ascolto pubblico: l’avvocato Rocco Berardo, coordinatore delle iniziative sui diritti delle persone con disabilità e legale di Durso, ha partecipato insieme a quest’ultimo per chiedere una soluzione rapida. Dal palco, è arrivata una richiesta esplicita: garantire una carrozzina idonea è un dovere di legge, una posizione che è stato ribadita in modo netto nell’ottica di un’inclusione reale e non simbolica. Nel mirino dei relatori c’è anche la necessità di un intervento diretto delle istituzioni regionali, con un appello al Presidente della Regione Campania e, specificamente, a Roberto Fico affinché prenda una posizione sulla vicenda, confidando in un suo intervento concreto. “Garantire una carrozzina idonea a Christian Durso è un preciso dovere previsto dalla legge ed è stato confermato da una sentenza del Tribunale di Napoli. Che cosa sta aspettando la Regione Campania? Chiediamo al Presidente Roberto Fico di prendere una posizione su questa vicenda, fiduciosi in un suo intervento diretto”, ha dichiarato Berardo, ricordando che la personalizzazione dell’ausilio deve integrarsi pienamente nei Livelli Essenziali di Assistenza.
La vicenda, al di là della cronaca di pronta reperibilità, restituisce una fotografia amara ma utile: la giustizia, pur ribadendo i diritti, resta spesso ostacolata dal tempo dei ricorsi, dalle interpretazioni di bilancio e da una burocrazia che non sempre accompagna l’evoluzione delle esigenze sanitarie. Per Durso, resta la speranza di una risoluzione che restituisca non solo una sedia, ma la possibilità di muoversi in piena autonomia, partecipando alle occasioni pubbliche dedicate ai diritti civili senza dover attendere ancora. La prossima fase della vicenda sarà determinante per capire se la volontà politica e la prudenza amministrativa riusciranno a convergere su una soluzione rapida e conforme ai principi di libertà e di dignità che hanno iscritto questa storia tra le priorità di una società che si dice inclusiva.
