Titolo: Napoli, errore di trasferimento embrionale in fecondazione assistita: una famiglia chiede risposte e risarcimenti
Napoli, una gravidanza attesa e un arrivo incredibilmente amarognolo hanno aperto una pagina giudiziaria ancora aperta. Una coppia napoletana scopre che la loro secondogenita, nata nel giugno 2025, non è biologicamente figlia loro: il test del DNA ha confermato che la bambina è figlia di un’altra coppia, non dei genitori che l’hanno cresciuta. Il gruppo sanguigno della neonata aveva già acceso l’allarme, ma sono stati gli esiti degli accertamenti genetici a spingere la vicenda su un binario penale e civile di grande complessità. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la situazione ha originato una denuncia e un fascicolo aperto dalla Procura di Napoli, con l’ipotesi di lesioni colpose al centro delle indagini.
La coppia, Angela di 36 anni e Marco di 41, aveva affidato al Centro di Medicina della Riproduzione dell’ospedale San Paolo di Napoli il tentativo di avere un secondo figlio, dopo aver già visto nascere il primogenito nel settembre 2024. Se la nascita della bambina sembrava celebrare una nuova felicità, gli esami successivi hanno rivelato una realtà molto diversa: la piccola non sarebbe biologicamente figlia dei suoi genitori affidatari. Il primo e decisivo contatto con la verità è scattato il 3 giugno 2025, data della nascita, quando i referti hanno indicato l’assenza di corrispondenza genetica con i due adulti.
L’ipotesi su cui si lavora è stata definita dall’Asl Napoli 1 Centro: non si sarebbe trattato di uno scambio reciproco di embrioni tra coppie, come talvolta si teme in casi simili. L’errore sarebbe stato operativo, riferiscono le autorità sanitarie, con l’impianto di un embrione appartenente a un’altra coppia, mentre gli embrioni della coppia denunciante non sarebbero stati trasferiti a terzi. In parole semplici: un errore di procedura legato all’impianto, senza che i propri embrioni finissero in un’altra donna. L’idea di un “scambio” tra coppie è stata dunque esclusa dall’ente sanitario, sostituendola con una responsabilità di impostazione procedurale.
La vicenda ha attraversato non solo il piano sanitario ma anche quello giudiziario. Subito dopo la scoperta, la coppia ha sporto querela nel luglio 2025 e la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo. I Nas hanno avviato verifiche sull’operatività del centro di procreazione assistita, mentre l’inchiesta procede con l’ipotesi di lesioni colpose. Parallelamente, sono state condotte ispezioni ministeriali e una verifica del Centro nazionale trapianti: emersi rilievi su dati e registrazioni delle procedure di fecondazione assistita, con richiami a criticità gestionali che hanno interessato anche altre famiglie affidate allo stesso centro nel periodo in esame.
Sono emersi ulteriori sviluppi: ad agosto tre altre coppie si sono rivolte allo stesso legale per chiedere informazioni sul proprio materiale biologico congelato. L’aspetto più delicato riguarda l’identità dei genitori biologici della bambina: l’origine embrionaria è attribuita a un’altra coppia, ma l’identità di quest’ultima non è stata resa pubblica. Le indagini hanno mirato a ricostruire la provenienza dell’embrione e la catena di procedure eseguite nel centro, in un contesto che coinvolge numerose famiglie e solleva domande su come vengano gestiti i dati delle terapie di fertilità.
Nel frattempo la famiglia di Angela e Marco ha scelto di proseguire la propria quotidianità accanto alla piccola, pur chiedendo piena chiarezza sull’errore e sulla sorte degli embrioni conservati. “La bambina sarà nostra figlia”, ha dichiarato il padre, sottolineando l’amore per la bambina e la fiducia nel chiarimento delle responsabilità. Ma la domanda centrale resta: come si è potuto verificare un trasferimento errato nell’ambito di un percorso di fecondazione assistita, con quali conseguenze e quali passi seguiranno per tutte le parti coinvolte?
L’orizzonte della vicenda è ora duplice: da una parte l’indagine penale per accertare eventuali responsabilità e la responsabilità civile collegata al danno subito dalla coppia e dalla piccola; dall’altra la verifica dei risvolti etici, legali e pratici della gestione degli embrioni congelati e della conservazione dei materiali biologici. La questione, dunque, non si limita a un singolo errore tecnico: riguarda la gestione responsabile di una pratica estremamente delicata, la salvaguardia dell’identità genetica delle famiglie e la trasparenza di un sistema che, per sua natura, necessita di massima fiducia tra pazienti e strutture sanitarie.
Per Angela e Marco, resta una strada da percorrere: accertare la verità biologica, comprendere cosa sia successo ai propri embrioni conservati e valutare gli eventuali riflessi legali e personali di una vicenda che ha cambiato per sempre la forma della loro famiglia. E resta da capire quali passi future potranno garantire maggiore sicurezza e tutela per chi si affida alle tecniche di procreazione assistita.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda resta in equilibrio tra istruttoria e diritto, con la posta in gioco che va oltre la singola coppia e tocca l’intera governance delle procedure di fecondazione assistita.
