A Napoli la Prefettura guidata dal prefetto Michele Di Bari ha dato vita a quattro misure di prevenzione collaborativa ai sensi dell’articolo 94-bis del Codice antimafia, strumenti pensati per intervenire su infiltrazioni mafiose che non configurano una minaccia strutturale ma emergono in segmenti specifici dell’economia. L’intervento riguarda imprese operanti in settori ad alta esposizione al rischio e con sedi tra Napoli e Acerra.
Le misure, alternative alle interdittive antimafia, interessano aziende attive in campi strategici per l’economia locale: edilizia, coltivazione di frutta, servizi di pulizia, raccolta rifiuti urbani, disinfezione, disinfestazione e sanificazione. Il contesto geografico è quello dei comuni dell’area metropolitana napoletana e della provincia, dove le prescrizioni hanno lo scopo di contenere infiltrazioni senza escludere immediatamente le attività dal mercato legale.
La cornice normativa, spiegata dall’Amministrazione prefettizia, è chiara: quando l’infiltrazione è riconducibile a fenomeni di agevolazioni occasionali, il Prefetto può imporre misure di compliance per un periodo che va da sei a dodici mesi. Tra le prescrizioni ricorrenti rientrano l’adozione di modelli organizzativi ex d.lgs. 231/2001, la segnalazione al Gruppo interforze di pagamenti superiori a 5.000 euro, l’uso di conti correnti dedicati e la segnalazione di finanziamenti soci o contratti di partecipazione. L’obiettivo è accompagnare le imprese verso una corretta governance e una gestione trasparente, riducendo contemporaneamente il potenziale corruttivo o infiltrativo.
Al termine del periodo di monitoraggio, se gli accertamenti certificano l’assenza di agevolazioni occasionali e l’assenza di nuovi tentativi infiltrativi, il Prefetto rilascia un’informazione antimafia liberatoria, consentendo il pieno reinserimento dell’impresa nel mercato legale. In questo quadro, la strategia non è quella della mera evacuazione dal sistema degli appalti, ma della “decontaminazione” dell’economia locale: accompagnare le aziende verso una normalizzazione operativa, con controlli costanti e supporto tecnico, affinché possano continuare a competere nel mercato pubblico e privato senza compromettere i principi di legalità.
Le quattro imprese destinataria dei provvedimenti sono state ritenute sanabili: l’analisi suggerisce una presenza di infiltrazione meno grave rispetto ai casi che comportano interdittive ostative. Durante l’anno di vigilanza, le aziende restano operative e sono soggette a una sorveglianza continua; ove necessario, esperti nominati dal Prefetto affiancano le direzioni aziendali per facilitare l’adozione delle prescrizioni. L’emergere di un percorso di autocorrezione è presentato come una opportunità reale per restituire all’economia locale imprese in grado di contribuire agli appalti pubblici e agli stakeholder pubblici senza rinunciare a standard di legalità.
A livello territoriale, i dati del 2025 mostrano una tendenza significativa: 26 provvedimenti di prevenzione collaborativa emessi dalla Prefettura di Napoli contro 130 interdittive antimafia. Un rapporto tra strumenti che segnala una scelta di metodo più articolata e proporzionata al rischio infiltrativo. Negli ultimi mesi l’attenzione si è estesa anche a realtà di Somma Vesuviana, Castellammare di Stabia e altre realtà del Vesuviano, a testimonianza di una presenza capillare dello Stato nelle fasi di tutela della legalità economica.
In chiusura, si tratta di una linea politica che privilegia la stabilità delle imprese sane, la trasparenza dei processi decisionali e la possibilità di crescita legale, evitando soluzione drastica che spezzerebbe la catena dell’occupazione e degli investimenti. Una strada, quella della prevenzione collaborativa, che mira a costruire fiducia nel sistema pubblico-privato, mantenendo ferma la bussola della legalità.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, nel 2025 la Prefettura di Napoli ha emesso 26 provvedimenti di prevenzione collaborativa, a fronte di 130 interdittive antimafia, a dimostrazione di un approccio sempre più mirato e calibrato al rischio infiltrativo.
