Milano, una chiacchierata senza filtri con i genitori di Chiara Poggi: Rita e Giuseppe raccontano a Verissimo come vivono la vicenda giudiziaria che li vede da due decenni al centro della cronaca. Un dialogo che mette al centro la memoria della figlia, la fiducia nel sistema e la vita quotidiana spezzata dall’attesa di risposte.
Durante l’intervista hanno spiegato il loro punto di vista sull’andamento della giustizia: “A noi la giustizia ha dato un colpevole, per noi è Stasi.” “Se questa nuova indagine ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto.” Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, le parole dei Poggi sintetizzano una posizione chiara: la famiglia resta ferma nel principio che qualunque sviluppo debba essere valutato dalla procura.
La coppia ha poi chiarito di non voler incontrare Elisabetta Stasi, madre di Alberto, al momento: “Non è il momento di incontrarci.” Una distanza che, spiegano, deriva dall’impressione di dover gestire una situazione di grande tensione pubblica senza pretese di protagonismo. E se dovesse capitare di incrociarlo per strada, i Poggi assumono una prudenza misurata: “Non so se sia contento. Non credo.” Hanno inoltre osservato che Alberto non li ha mai cercati direttamente, e che inizialmente avevano creduto nella sua versione, ma con il procedere delle indagini i rapporti si sono deteriorati: “quando è andato in carcere abbiamo interrotto i rapporti per opportunità.”
Sul fronte economico e processuale, i Poggi hanno ribadito una posizione chiara: se la giustizia dovesse disporre un risarcimento, sono pronti a restituirlo. “Lo restituiremo – ha detto Giuseppe Poggi – è ancora su un conto corrente che condividiamo con nostro figlio.” Una risposta che rivela una gestione familiare disciplinata della vicenda anche dal punto di vista economico, nonostante l’impatto emotivo.
Nel corso della conversazione emergono anche le nuove intercettazioni e le informazioni rese pubbliche dalle indagini. I genitori hanno raccontato di aver vissuto quel passaggio con senso di umiliazione: “ diciannove anni fa è successo il fatto, magari adesso che ci intercettano mi sembrava una cosa non giusta.” Per loro non è tanto il contenuto delle intercettazioni a spaventare quanto la loro diffusione: “le trasmettono.” Un elemento che alimenta, secondo la coppia, una percezione di esposizione ingiusta davanti agli occhi degli italiani.
Infine, i Poggi hanno voluto chiarire una questione legata alla presenza di Sempio nella loro vita quotidiana: “Lo so che quello che dico poi sarà nei prossimi giorni ripreso da qualcuno. Io Sempio a casa mia non l’ho mai visto, anche se mio figlio mi diceva che veniva due o tre volte alla settimana, ma io non l’ho mai visto.” La madre, invece, ha ricordato incontri occasionali: “Sì. Io lo vedevo, lui no, perché lui tornava verso le sei e mezza di sera, io tornavo alle cinque.” E hanno raccontato che, nonostante le differenze, la realtà di quegli anni era quella di un ragazzo normale che usciva la sera con chi lo circondava.
Chiara Poggi resta al centro di una vicenda che continua a interrogarne la famiglia e a sfidare la memoria collettiva. Un confronto civile tra chi è stato toccato in prima persona dall’orrore della perdita e chi ne è stato indagato, con la legge che, giorno dopo giorno, deve dire l’ultima parola. Il percorso giudiziario prosegue, e la famiglia Poggi ribadisce che ogni sviluppo sarà valorizzato nel rispetto della verità.
