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Cronaca

Indulto al centro della contestazione: Ciambriello sostiene che lo Stato viola la Costituzione

Indulto al centro della contestazione: Ciambriello sostiene che lo Stato viola la Costituzione

Sovraffollamento carcerario: Ciambriello rilancia una clemenza responsabile con percorsi di reinserimento

Napoli, fronte a una emergenza che interessa l’intero sistema penitenziario, arriva una proposta di medio-lungo periodo: una clemenza responsabile, accompagnata da percorsi di formazione, lavoro e reinserimento sociale. A promuoverla è l’idea di pubblico interesse avanzata da giuristi e magistrati ed è stata sostenuta anche dalla Conferenza Episcopale Italiana; a fare da portavoce è Samuele Ciambriello, Garante delle persone private della libertà della Campania, che ufficializza la sua adesione all’iniziativa.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, i dati nazionali dipingono una fotografia frontale del problema: su oltre 65.900 detenuti, lo Stato ammette di avere a disposizione meno di 46.400 posti. Il bilancio aggiornato a inizio anno conta 55 suicidi accertati e 196 decessi totali tra le persone dietro le sbarre. Stessa ferita, diversa localizzazione: la situazione italiana è descritta dagli addetti ai lavori come una “trincea” operativa dove le autorità si misurano con un sistema che fatica a garantire condizioni minime di dignità e sicurezza.

In Campania la criticità è particolarmente marcata. Il Garante evidenzia una saturazione che si classifica tra le più elevate d’Italia: nella regione si registra una presenza di circa due mila detenuti in più rispetto ai poco più di seimila posti disponibili. Non si tratta di cifre astratte, ma di condizioni di vita forzatamente condivise in celle divise tra poche superfici comuni, dove la gestione ordinaria risente di una pressione continua sulle strutture e sui servizi sanitari e sociali.

La cornice giuridica non è da meno: tenere spoglie di persone in tali condizioni è presentato come una violazione sia della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, Articolo 3, sia della Costituzione italiana, Articolo 27. Secondo Ciambriello, questa discrepanza tra norme e pratica rappresenta una contraddizione che lo Stato non può continuare a perpetuare se pretende di chiedere rispetto delle regole dall’esterno. La critica non è rivolta a singoli individui, ma al modello che ha prodotto un sovraffollamento strutturale, incapace di garantire diritti fondamentali.

L’iniziativa, non assimilabile a un “liberi tutti”, propone invece una clemenza differita: una misura che semina condizioni per un futuro reinserimento responsabile. L’idea è di accompagnare eventuali benefici con percorsi di formazione professionale, opportunità di lavoro e strumenti di accompagnamento sociale, per ridurre la recidiva e aumentare, nel tempo, la sicurezza di tutta la comunità. Un approccio che si propone di alterare la dinamica, non di annullarla, con una finestra temporale che consenta di misurare l’impatto delle scelte adottate.

A dare corpo all’iniziativa non è solo Ciambriello. Tra i sostenitori figurano realtà del mondo giuridico e istituzionale: l’Associazione Nazionale Magistrati, le Camere Penali e la Cei hanno espresso apertura verso un quadro di interventi che, pur non rinunciando alla sicurezza pubblica, mira a una gestione penitenziaria meno meccanica e più mirata al reinserimento sociale. L’idea è di spostare l’attenzione dall’emergenza tattica a una strategia strutturale, capace di affrontare le radici del sovraffollamento e di ridurre la pressione sul sistema sanitario e penitenziario.

Quali passi concreti seguiranno resta da chiarire. L’idea guida è che qualsiasi provvedimento debba essere accompagnato da misure di sostegno, non da una liberazione automatica. Sarà fondamentale definire criteri, tempi e percorsi in grado di accompagnare le persone interessate verso una reale riqualificazione, evitando effetti ricaduta e garantendo una migliore convivenza tra sicurezza e rispetto dei diritti.

Il contesto resta incerto, ma la cornice della discussione è chiara: si cerca di trasformare una criticità in opportunità di riforma, provando a spezzare un ciclo che ha già mostrato costi umani troppo alti. Per ora, l’auspicio è che la salute delle strutture, la qualità dei percorsi di supporto e una supervisione accurata permettano di avviare un cambiamento concreto, evitando che la sicurezza venga sacrificata sull’altare della mera gestione delle emergenze.

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