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Ercolano, via l’appello per la strage: dolo eventuale riconosciuto nel lavoro dell’officina abusiva

Ercolano, via l’appello per la strage: dolo eventuale riconosciuto nel lavoro dell’officina abusiva

Strage di Ercolano: all’appello si ridefinisce il dolo eventuale nel contesto lavorativo

A Napoli, domani 2 ottobre 2026, prende avvio l’appello di secondo grado nel caso della strage di Ercolano, nata in un opificio abusivo di fuochi d’artificio e costata la vita a tre giovani lavoratori nel dicembre 2024.

Sul banco degli imputati torneranno Vincenzo D’Angelo e Raffaele Boccia; Pasquale Punzo, che aveva scelto di non impugnare la sentenza di primo grado, non parteciperà a questa tornata processuale. La vertenza giudiziaria è nata dall’episodio verificatosi all’interno della fabbrica clandestina, dove un’esplosione ha trasformato in tragedia una giornata di lavoro. Il processo d’appello, davanti alla Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, si concentra sull’interpretazione giuridica della responsabilità penale nelle condizioni di illegale produzione di ordigni esplosivi e sul ruolo dei responsabili nell’evento letale.

Le vittime, tre giovani: le gemelle Sara ed Aurora Esposito, entrambe di 26 anni, e Samuel Tafciu, 18 anni. La loro famiglia è rappresentata dall’avvocato Massimo Viscusi. L’impatto umano della vicenda resta al centro dell’esame: tre giovani vite spezzate nel contesto di un’operazione illegale che aveva trasformato un luogo di lavoro in una trappola mortale. L’udienza di secondo grado arriva dopo una sentenza di primo grado emessa dal Gup del Tribunale di Napoli il 10 dicembre 2025, che aveva sancito condanne pesanti per i titolari della fabbrica e per i soggetti coinvolti nella gestione dell’impianto clandestino.

Il punto nodale della discussione in appello riguarda la qualificazione giuridica dei fatti: omicidio volontario con dolo eventuale, caporalato e detenzione illegale di ordigni esplosivi per i due imputati principali, D’Angelo e Punzo, che gestivano l’insediamento abusivo, mentre Boccia era stato condannato a quattro anni per la detenzione degli esplosivi. La sentenza di primo grado ha segnato una svolta significativa nel diritto penale del lavoro, riconoscendo per la prima volta, in un contesto di illegalità sistematica, la configurazione dell’omicidio volontario con dolo eventuale anziché la semplice causazione di un incidente sul lavoro. In passato, l’unico precedente significativo di rilievo in materia resta il rogo ThyssenKrupp di Torino, ma la situazione rispetto a Ercolano presenta profili e dinamiche sostanzialmente diversi.

La posizione di Punzo non sarà riveduta in questa sede: l’imputato ha rinunciato all’impugnazione, determinando il passaggio in giudicato della condanna. Grazie al meccanismo premiale introdotto dalla Riforma Cartabia, che prevede uno sconto di un sesto della pena per chi non ricorre in appello in rito abbreviato, la pena definitiva per Punzo è destinata a scendere a 15 anni di reclusione effettivi. L’attenzione del tribunale d’appello si concentra piuttosto sul tema della responsabilità degli altri soggetti coinvolti e sulla possibile ridefinizione della cornice giuridica che ha guidato la prima fase del processo. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la posizione di Punzo non verrà riaperta, e la valutazione corrente resta ancorata alle prove e alle argomentazioni presentate nel corso del dibattimento di primo grado.

Dal punto di vista territoriale, l’esame si svolge nel contesto di una Campania in cui la sicurezza sul lavoro resta un tema cruciale per le comunità e per le imprese. Il caso, oltre a porre in evidenza la drammatica perdita di tre giovani lavoratori, richiama l’attenzione sulla necessità di controlli più stringenti sulle attività ad alto rischio e sull’impatto delle illegalità strutturate nel tessuto economico locale. L’esito dell’appello potrebbe influenzare non solo le condotte future in casi analoghi, ma anche la definizione di strumenti e procedure per inquadrare in modo più rigoroso le responsabilità in contesti di lavoro non regolari.

In attesa di ulteriori sviluppi, resta confermata la cornice di prudenza tipica della cronaca giudiziaria: la differenziazione tra accuse, fatti accertati e responsabilità resterà al centro della discussione, così come la necessità di tutelare le vittime e i loro familiari nel corso di un dibattimento che potrebbe ridefinire prassi e interpretazioni nel diritto penale del lavoro.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la modificazione della pena di Punzo resterà regolarmente nel fronte della giurisprudenza italiana, mentre l’attenzione dell’opinione pubblica resta rivolta alle future pronunce della Corte d’Assise d’Appello di Napoli, chiamata a chiarire la portata della responsabilità penale in contesti così rischiosi e illegali.

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