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De Laurentiis sostiene Allegri e chiede una linea comune con Malagò sulla gestione FIGC

De Laurentiis sostiene Allegri e chiede una linea comune con Malagò sulla gestione FIGC

Calcio e governance: De Laurentiis apre una finestra sul futuro del calcio italiano

Roma – In una serata di gala al Coni, Aurelio De Laurentiis ha sfruttato la passerella dei Collari d’Oro per offrire una lettura della governance del calcio italiano, dove sport e politica sembrano intrecciarsi mentre il Napoli si prepara alla trasferta di Villarreal in Champions League.

Sull’orizzonte sportivo, il patron ha chiarito fin dall’inizio di non temere critiche né dubbi sulla guida tecnica. Alla vigilia della sfida europea, ha chiarito che non ha intenzione di mettere in discussione la figura di Allegri: «Confido nei nostri ragazzi e non ho mai avuto dubbi su Allegri», ha assicurato, levando ogni nube sull’assetto tattico nerazzurro del club. L’orizzonte resta concentrato sul campo, ma la parola d’ordine resta la fiducia nel lavoro in corso.

De Laurentiis ha poi rivendicato la sua scelta di rimanere in silenzio nei momenti delicati, richiamando un principio ormai noto nel suo modo di interpretare la gestione della squadra: «Sono sempre stato silente, senza dare giudizi o fare commenti». E ha collegato questa filosofia al recente successo contro il Frosinone, attribuendolo al cambio di modulo introdotto dall’allenatore: «Ora si è rimesso a tre dietro: evidentemente è lo schema che gli dà più sicurezza e abbiamo avuto successo contro una squadra vera». Non è solo una valutazione tattica: è una lettura sull’efficacia della strategia, anche in un contesto di pressioni continue.

La scena però si sposta anche su questioni extrafinanza e politica sportiva. Dalla panchina alla politica calcistica, De Laurentiis tocca temi che trascendono la singola gara, arrivando a una critica netta sul ruolo della massima governance: «Purtroppo è la stupidità che governa l’Italia: Giovanni non dovrebbe mai essere in discussione», afferma, riferendosi a Malagò. «La Serie A candiderà ancora lui, sennò sarebbe un passo indietro» vuole essere una parola d’ordine: una dichiarazione che va oltre la cronaca sportiva e apre interrogativi sul peso delle istituzioni nel calcio.

Il presidente prosegue poi tracciando una linea di demarcazione tra la figura di chi dirige e le istituzioni: «Malagò, anche se ha i suoi anni, è un imprenditore. Il mondo si divide in imprenditori e prenditori: i politici spesso sono prenditori, e quelli che si sono mossi lo erano». È una panoramica che invita a riflettere sulle logiche di potere che, secondo lui, influenzano il sistema, senza additare singoli come colpevoli ma chiedendo un cambiamento reale. «Il problema è il cambiamento: ci sarà? Auguriamoci di sì, sennò il calcio andrà in discesa», conclude, mettendo al centro la necessità di una trasformazione che metta al centro la meritocrazia sportiva e la trasparenza istituzionale.

L’intervento del numero uno azzurro si propone come una cornice per leggere lo stato di salute del calcio italiano: la tensione tra manageriale imprenditoriale e responsabilità pubblica, tra scelte tattiche alimentate dal campo e decisioni che transitano dai palazzi del potere. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la platea ha ascoltato con attenzione una lettura che, pur restando fortemente legata all’autoreferenzialità del sistema, cerca di spostare l’asse della discussione verso un pragmatismo necessario.

In questa cornice, il Napoli non è solo una squadra pronta a misurarsi con una trasferta di livello europeo: è un osservatorio privilegiato per capire se il calcio saprà rimanere fedele ai propri principi o se dovrà cedere terreno a dinamiche di potere sempre più intrusive. Il futuro potrà avere una risposta solo se la gestione sportiva saprà accompagnarsi a una governance più chiara e trasparente: una condizione indispensabile, a giudizio di De Laurentiis, per evitare che il gioco più ampio perda credibilità e appeal agli occhi di tifosi e investitori.

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